Fieni cacciato dal Bim, la furia di Mariani

19 Gennaio 2019

Il capogruppo Pd in Regione contro i vertici provinciali del partito: «Tristi spartizioni di potere»

TERAMO. Si pensava che la defenestrazione avvenisse, per opportunità, dopo le regionali del 10 febbraio. Invece Moreno Fieni da ieri non è più presidente del Bim (Bacino imbrifero montano). Ieri mattina gli è arrivata la revoca da parte del Comune di Cortino, che lo aveva delegato a rappresentarlo nel consorzio, a firma del sindaco Gabriele Minosse. Proprio Minosse, secondo rumors insistenti, grazie ad un accordo politico trasversale tra Paolo Gatti e Tommaso Ginoble sarebbe nominato nuovo presidente del Bim nell'assemblea già convocata dal consigliere anziano Giovanni Petrucci per martedì prossimo alle 15.30. Che Fieni fosse destinato a lasciare l’ente era certo da settimane. Ieri non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione e lasciare la sede del Bim in viale Cavour. Ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Dietro questo avvicendamento c’è lo scontro tra i due “pezzi” più grandi in cui è diviso il Pd teramano, quello di Ginoble e del segretario provinciale Minosse e quello di Sandro Mariani, capogruppo Dem in Regione, che aveva voluto Fieni a capo del Bim. Uno scontro che di recente, in virtù dell’alleanza Gatti-Ginoble, ha prodotto la sconfitta del candidato presidente della Provincia Giuseppe D’Alonzo a vantaggio di Diego Di Bonaventura e il rimescolamento delle poltrone al Ruzzo. Contro questo patto trasversale si scaglia duramente Sandro Mariani in una nota che evidenzia come la cacciata di Fieni abbia conseguenze anche sulla campagna elettorale in corso. «Dando la mia disponibilità alla candidatura alle regionali», scrive Mariani, «ho ribadito la necessità che ogni forza ed ogni risorsa del centro-sinistra fosse concentrata a sostenere il progetto messo in campo dal candidato presidente. Così non è per altri evidentemente. L’ultima azione portata avanti ostinatamente contro il presidente del Bim non rientra certamente nel concetto di unità auspicato da chi ha ispirato la coalizione ampia che è schierata in questa tornata elettorale. Non è minimamente pensabile eludere le gravi responsabilità politiche del segretario di un partito che dovrebbe essere paradigma di comunità ed insegnamento di regole etiche e valoriali. Lo sbandieramento, reso pubblico da Minosse, di accordi con frange politiche di centrodestra, evitando accuratamente il confronto interno all'area di appartenenza, rende evidente come qualcuno anteponga le proprie ragioni personali a quelle politiche e dei cittadini. Il trinceramento dietro una parvenza di segreteria unitaria con chi fino a ieri è stato oppositore, di un accordo dal solo sapore elettoralistico, è, alla prova di questi tristi fatti, l’emblema di spartizioni di potere dalle quali rifuggiamo con vigore e determinazione. Combattiamo, nella consapevolezza che la forza delle idee, delle capacità e della responsabilità avrà ragione sui percorsi meramente individuali». Su Fb, ieri pomeriggio, Manola Di Pasquale ha scritto: «Mi vergogno di questo partito democratico teramano». Minosse non è risultato rintracciabile.(d.v.)
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