Figlia malata, può restare

La ragazzina albanese ha un linfoma, sì dei giudici alla mamma senza permesso
TERAMO. La forza delle cose s’incarica sempre di restituirci la realtà. E allora in tempi di sbarchi continui, di sempre più migranti in cerca di futuro, questa è una storia che guarda oltre. Racconta di una ragazzina 15enne albanese con un linfoma e di sua mamma, senza permesso di soggiorno, che le potrà restare accanto fino a quando le cure non finiranno. Presenza indispensabile per lei come i pesanti cicli di chemioterapia a cui deve sottoporsi. Così ha stabilito il tribunale per i minori dell’Aquila che ha accolto l’istanza presentata dal loro legale, l’avvocato Luca Macci, riconoscendole un particolare permesso. Perchè i giudici si trovano davanti persone in carne ed ossa, non gli stereotipi con cui ragiona la politica. E in una società civile le risposte devono arrivare subito. Allora, come dice la mamma nel suo italiano disperato «ringrazio tutti perchè nessuno ha perso tempo per aiutare mia figlia».
Si legge nel decreto del tribunale firmato dal presidente del collegio Cecilia Angrisano: «I medici che hanno in cura la minore, assistita anche sul piano psicologico, hanno specificato l’indispensabilità tanto delle cure che della costante presenza della madre anche per sostenere la ragazza che deve affrontare pesanti cicli di chemioterapia. Ricorrono pertanto tutti i presupposti di legge per accogliere la richiesta essendo evidente l’eccezionalità della situazione e la necessità di garantire alla minore tutte le necessarie cure specialistiche, che gli stessi medici hanno indicati come di lunga durata». La ragazzina si è sentita male mentre si trovava nel Teramano ospite di un parente. E’ stata ricoverata d’urgenza e le è stato diagnosticato un linfoma linfoblastico acuto con alto rischio di complicanze. Secondo i medici uno dei più aggressivi. E un tumore è un inaccettabile “imprevisto” nell’affollata quotidianità della vita di una ragazzina di 15 anni che dovrebbe pensare solo alla scuola, agli amici, alla musica, al futuro. Oggi il suo futuro lo insegue in un letto d’ospedale, in quel reparto di ematologia all’avanguardia dell’ospedale di Pescara che da tempo è una eccellenza non solo nazionale. Scrivono ancora i giudici: «La relazione del servizio sociale rappresenta bene la gravità della situazione che vede madre e figlia ospitate da una associazione (Associazione genitori bambini emopatici ) in un appartamento nei pressi del presidio ospedaliero per consentire la continuità e la facilitazione delle cure».
L’istanza presentata dall’avvocato Macci affonda nella norma prevista dal decreto legge 286 del 1998 che prevede il rilascio di permessi di soggiorno straordinari, limitati nel tempo, per gli stranieri che hanno figli minorenni gravemente malati da curare. «Il tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano,può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare», recita la legge, «per un periodo di tempo determinato». Perchè le leggi hanno anche una funzione comunicativa: fanno parte del discorso pubblico su come una società considera se stessa e le proprie relazioni. E nello specchio deformante dell’Italia di oggi è una boccata d’ossigeno vedere come quelle buone funzionino. Dice l’avvocato Macci: «Un ringraziamento particolare alla sensibilità dei giudici del tribunale dei minori che in tempi brevissimi hanno accolto l’istanza e concesso un permesso di soggiorno». Perchè in una vicenda come questa il tempo scandisce tutto e segna le tappe di un futuro che una ragazzina di 15 anni insegue disperatamente. Al fianco di sua madre e di tanti medici.
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