Finori vince ancora in tribunale contro la Gran Sasso Teramano

La società proprietaria degli impianti contesta una serie di inadempimenti del custode giudiziario Il giudice Fanesi rigetta l’istanza: «A fine giugno è stata depositata una relazione particolareggiata»
PIETRACAMELA. La Gran Sasso Teramano continua la sua guerra a Marco Finori, l’imprenditore marchigiano a cui il tribunale nel marzo scorso ha affidato come custode giudiziario la gestione degli impianti di risalita di Prati di Tivo e Prato Selva dopo averli sequestrati, ma i giudici continuano a dare ragione a Finori. L’ultimo capitolo dello scontro giudiziario si è consumato poco prima di Ferragosto, quando la Gst tramite gli avvocati Divinangelo D’Alesio e Pietro Referza ha depositato in tribunale una nuova istanza nella quale contestava una serie di inadempimenti del gestore-custode, chiedendo al giudice Silvia Fanesi di valutare eventuali provvedimenti nei suoi confronti. Il magistrato, dopo appena un giorno, ha rigettato l’istanza. Del provvedimento ha dato notizia ieri Marco Finori.
Cosa sostiene la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria degli impianti sul Gran Sasso? Si legge nell’istanza, che fa seguito a un’istanza simile del 15 giugno scorso: «Non può ritenersi esaustiva la generica relazione depositata dalla Custode il 28 giugno che si risolve in una mera e succinta elencazione di attività, genericamente descritta, non supportata da alcuna documentazione e priva di alcuna informazione e/o autorizzazione da parte del Tribunale; parimenti non può ritenersi esaustivo il rendiconto trimestrale prodotto, a dir poco scarno, privo di qualsiasi illustrazione e supporto documentale; la succinta documentazione prodotta conferma quanto già esposto dalla esponente nella ricordata istanza del 15 giugno, e cioè la gestione della sola cabinovia “Telemix La Madonnina” e l’assoluto disinteresse ed abbandono da parte della Custode di tutti gli altri impianti siti anch’essi ai Prati di Tivo e a Prato Selva in comune di Fano Adriano, costituendi il ramo d’azienda sequestrato, con grave danno per la istante». La Gst chiede dunque che Finori «versi tutto quanto riscosso a seguito e in conseguenza dell’attività che sta esercitando su un conto corrente dedicato, intestato al Tribunale di Teramo» e che depositi relazioni particolareggiate sull’attività svolta e che intende svolgere, oltre a depositare «il rendiconto di gestione con tutte le informazioni necessarie e i documenti correlati atti a consentire di valutare la corretta e diligente esecuzione dell’incarico».
Secca la risposta della giudice Fanesi, che rileva come nel provvedimento del 24 marzo in cui veniva conferito a Finori l’incarico di custode giudiziario fosse stabilito a suo carico il rispetto degli obblighi (e dei diritti) stabiliti dal codice di procedura civile, e come il custode nominato a fine giugno abbia «provveduto al deposito di relazione particolareggiata, di rendicontazione del primo trimestre e di ulteriore documentazione inerente alle attività svolte». Per questo, l’istanza della Gst viene rigettata.(d.v.)
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