Finte assunzioni di stranieri Assolti quaranta imputati

Erano tutti accusati di aver certificato il falso nell’ambito di una sanatoria Per il giudice il fatto non sussiste, per tre casi è arrivata la prescrizione
TERAMO. È una sentenza di assoluzione con la formula più ampia del fatto non sussiste a chiudere in primo grado uno dei tanti processi in corso su presunte false assunzioni di stranieri per ottenere il permesso di soggiorno. Il giudice onorario di tribunale Carla Fazzini ha assolto 40 imputati accusati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. La Procura aveva chiesto sei mesi condanna per ciascuno degli imputati (quasi tutti cittadini stranieri). Sotto accusa, in particolare, era finito un cittadino bengalese accusato di aver presentato delle domande per conto di tantissimi connazionali.
Scrive il giudice nelle motivazioni: «Nessun mandato di assistenza e rappresentanza veniva sottoscritto. Pertanto a parere del decidente, per tutte le residue posizioni, l’elemento oggettivo del reato contestato non risulta sussistente». E in merito al cittadino straniero precisa: «Si limitava a depositare le domande di emersione per conto di sedicenti datori di lavori (magari si faceva anche pagare, ma questo esula dal presente procedimento e comunque non risulta provato). Il suo comportamento, quindi, non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in quanto agiva solo come tramite». E conclude: «Si ribadisce che dall’istruttoria emergeva che nessuno degli imputati residui avesse sottoscritto personalmente un mandato a terzi per il deposito della domanda». L’inchiesta della Procura si era chiusa nel 2013 (indagini delegate alla squadra mobile) con la pesanti accuse di false regolarizzazioni di cinesi, bengalesi e marocchini spacciati per colf e badanti per approfittare di una sanatoria. La cosiddetta regolarizzazione selettiva è una sanatoria che periodicamente consente di regolarizzare immigrati già alle dipendenze dei datori di lavori tre mesi prima dell'entrata in vigore della normativa. Quella finita all’epoca nel mirino della polizia comprendeva il periodo compreso tra settembre ed ottobre del 2012 e riguardava colf e badanti. Le documentazioni erano state inviate on line allo Sportello unico per l'immigrazione e secondo l’accusa c’erano stati prestanomi stranieri che aveva tentato di regolarizzare decine di loro connazionali tra cui anche stranieri con alle spalle sentenze passate in giudicato e quindi impossibilitati a mettersi in regola e soprattutto extracomunitari che avevano lavorato in settori completamente diversi da quelli per cui veniva richiesta la sanatoria come colf e badanti. Al termine dell’istruttoria dibattimentale su quaranta casi solo per tre sono emersi addebiti ma, in questi casi, è scattata la prescrizione.
Scrive a questo proposito il giudice: «Per queste tre posizioni è evidente la sussistenza degli addebiti atteso che i tre imputati dichiaravano falsamente di avere alle dipendenze soggetti stranieri non rinvenuti sul luogo del lavoro dichiarato né avevano dichiarato un eventuale trasferimento. Gli addebiti per tali prevenuti risultano ampiamente dimostrati ma risultano comunque decorsi i termini massimi di prescrizione». Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Guglielmo Marconi, Odette Frattarelli,Luca Macci,Tiziano Rossoli, Antonio Di Gaspare, Maria Murano, Massimo Ambrosi, Mariano Neri e Federica Benguardato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

