Flavia travolta e uccisa, permesso di lavorare all’autista condannato

22 Giugno 2023

L’uomo impegnato in una cooperativa che assiste gli anziani, il giudice autorizza gli spostamenti Impugnata in appello la sentenza di primo grado per omicidio stradale e lesioni gravissime

TERAMO. Ci sono storie che diventano subito casi. Quando succede ogni passaggio è scandito dalla cronaca.
Nei giorni scorsi il tribunale (giudice Lorenzo Prudenzano) ha concesso l’autorizzazione a lasciare i domiciliari per recarsi sul posto di lavoro a Davide De Felicibus, il 34enne cameriere di Atri che in primo grado è stato condannato a 7 anni per aver investito e ucciso la 22enne rosetana Flavia Di Bonaventura dopo essersi messo alla guida ubriaco. De Felicibus, ai domiciliari dall’agosto dell’anno scorso, attualmente è impegnato in una cooperativa sociale che assiste gli anziani. Esperienza, quella del sociale, che l’uomo ha fatto già negli anni scorsi, prima dell’incidente, a Roma.
Nel frattempo il legale che lo assiste, l’avvocato Ida Nardi, ha presentato appello contro la sentenza di primo grado emessa al termine di un rito abbreviato per la morte della studentessa rosetana investita mentre era in bicicletta con alcuni suoi amici (rimasti feriti) sulla statale 16 a Scerne di Pineto. Appello che è stato presentato insieme all’avvocato Massimo Galasso.
La sentenza di condanna è stata emessa a maggio e così il giudice (lo stesso Prudenzano) ha scritto nelle motivazioni: «I fatti sono gravi, il grado della colpa ascrivile all’imputato è elevatissimo, tenuto conto della concorrenza di guida in stato di ebbrezza e di guida a velocità più che doppia rispetto a quella massima consentita dalla legge, peraltro in orario notturno; si deve aggiungere la scelleratezza dell’utilizzo di una vettura priva di copertura assicurativa; non vanno dimenticati i precedenti di polizia relativi alla guida in stato di ebbrezza accertata nel 2010 e al danneggiamento di auto della polizia».
De Felicibus, il cui tasso alcolemico al momento dell’incidente era risultato superiore a 1,5, quella sera del 22 agosto dell’anno scorso, era alla guida di una macchina senza copertura assicurativa: la vettura era risultata di proprietà di una familiare e il 34enne all’epoca dei fatti disse di non sapere che fosse senza assicurazione. La Panda condotta dal 34enne piombò sulle due bici con cui i tre ragazzi, Flavia e i due amici rimasti feriti, stavano tornando a Roseto dopo una serata trascorsa a Scerne. Flavia, studentessa all’accademia delle Belle Arti di Roma e con il sogno di fare la pittrice, era sulla bici di uno dei due amici quando tutti vennero travolti e sbalzati sull’asfalto. Così ha scritto ancora il giudice nelle motivazioni: «Va rilevato che la buona illuminazione pubblica dei luoghi e la possibilità concreta di avvistamento dei veicoli a distanza non trascurabile risultano dagli accertamenti espletati direttamente dalla polizia giudiziaria e dal consulente durante l’esperimento giudiziale. Di conseguenza occorre affermare la responsabilità penale dell’imputato in relazione ai reati di omicidio colposo stradale e di lesioni personali colpose stradali». E ha aggiunto: «È altamente probabile, se non certo, come l’imputato non si fosse affatto reso conto della presenza delle due biciclette». Nel procedimento i fgamiliari di Flavia si sono costituiti parte civile assisti dall’avvocato Claudio Iaconi.
La vita di Flavia, le cui con dizioni apparvero da subito molto gravi, si è fermata per sempre dopo acluni giorni in Rianimazione ma i suoi organi hanno salvato altre vite visto che in precedenza la ragazza aveva fatto intendere di essere favorevole alla donazione e che i familiari, pur nel grande dolore i quei drammatici giorni, hanno voluto rispettare le sue volontà di donazione.
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