Fogna rotta, i liquami assediano palazzina Ater

13 Gennaio 2015

I residenti dell’edificio di via Tevere costretti a convivere con puzza e disagi Fondaci inservibili, le famiglie hanno dovuto pagare un’impresa di spurgo

TERAMO. «Questa è la fogna a cielo aperto della palazzina dell’Ater in via Tevere al numero 5, rotta da due anni. I liquami ora hanno invaso anche i fondaci rendendoli inutilizzabili. Il problema è stato segnalato ed al momento non ancora risolto». Le parole di Romolo Di Leonardo, affidate ai social network, riassumono la situazione che da tempo lui e gli altri residenti della palazzina - 80 persone per un totale di 26 famiglie - si trovano ad affrontare da tanto, troppo tempo, con tutti i problemi di igiene e di sicurezza che questo comporta.

Gli abitanti di via Tevere chiedono un tempestivo intervento dell’Ater per risolvere definitivamente il problema. I liquami maleodoranti fuoriescono nel bel mezzo della strada a pochi metri dalle finestre degli appartamenti dei cittadini, esauriti ed arrabbiati non solo per i cattivi odori che specialmente verso sera si fanno più forti.

Le acque grigie hanno invaso anche i fondaci, dove si trovano vistose crepe che percorrono i muri da una parte all’altra, seguendo in alcuni punti a raso il soffitto, tanto da spingere gli inquilini a parlare di abbassamento del pavimento come causa principale. «La prima lettera di protesta l’abbiamo inviata nel 2009, assieme a lettere di diffida attraverso l’amministratore», ha spiegato Giuseppe Pelusi, assieme agli altri condomini che segnalano uno ad uno tutti i problemi della palazzina, «abbiamo fatto già tre o quattro interventi di spurgo delle fognature a nostre spese, al costo di 500 euro, ma non dura neanche un mese. Poi torna tutto come prima».

Mara Stanchieri ci mostra quello che succede quando si apre un rubinetto e si lascia scorrere l’acqua. Affacciandosi dalla finestra, si vedono le acque grigie che zampillano dal pozzetto in mezzo alla via cinque piani più sotto. «Immaginate cosa succede la mattina, quando si tira lo sciacquone del bagno», aggiunge, «lo stesso problema lo hanno tutti, non solo da questo lato del palazzo. Poi ci sono i balconi». Su quasi tutto il perimetro esterno i calcinacci sono sbrecciati a tal punto da lasciar scoperti i tondini di ferro arrugginito delle armature nel cemento, a cui si aggiunge la presenza di eternit sul tetto. Un altro inquilino, Romeo Di Paolantonio assieme alla moglie, ci fa vedere le conseguenze delle infiltrazioni dell’acqua nelle stanze interne, con macchie di umidità che si estendono sulle pareti per metri. Di recente Michele Malatesta, l’amministratore del condominio insediatosi da meno di un anno, ha fatto un sopralluogo con una ditta indicata dall’Ater per capire l’origine del problema dei liquami, dovuto ad una rottura fognaria, secondo quanto riferito dal tecnico. «Il discorso della fognatura è vecchio di qualche anno. Tutto è stato messo a verbale e demandato alla cognizione dell’Ater. Ho inviato sia il verbale che qualche lettera di diffida ma non si è mosso ancora nulla», ha spiegato l’amministratore, «l’Ater dice che non ci sono i soldi e che sono in ristrettezze economiche. Ultimamente mi sono recato al Codaconds di San Berardo, il loro avvocato sta scrivendo una lettera. Se non si risolve a breve mi rivolgerò a enti superiori».

Chiara Di Giovannantonio

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