Folgorato sul traliccio a 26 anni: «Non ci fu distacco di tensione»

9 Ottobre 2024

La Procura chiude le indagini e conferma l’accusa di omicidio colposo per i due dipendenti: si tratta di un addetto di Enel distribuzione e di un collega della vittima incaricato dei controlli

TERAMO. In quest’Italia che non smette di contare i morti sul lavoro nonostante nuove norme e maggiori controlli, è la cronaca giudiziaria a scandire i tempi delle tragedie.
A un anno dai fatti, la Procura chiude le indagini sulla morte di Gianluigi Ragni, il 26enne di Campli che il 25 settembre del 2023 rimase folgorato su un traliccio di media tensione in contrada Travazzano, alle porte di Teramo.
Il pm titolare del fascicolo Greta Aloisi ha firmato l’avviso di conclusione confermando le accuse per i due indagati: si tratta del collega che era con la vittima e che lo ha soccorso per primo nella sua veste di preposto ai lavori e di un dipendente di Enel Distribuzione con mansioni di responsabile dell’impianto su cui avvenne l’infortunio mortale.
Ragni era dipendente di una impresa di Campli che all’epoca aveva in appalto i lavori di manutenzione del traliccio. Quel giorno di fine settembre lui e il collega, anch’egli dipendente della ditta di Campli, si trovavano in contrada Travazzano proprio per eseguire degli interventi.
La Procura, che sul caso ha disposto una consulenza tecnica, nell’atto conferma l’accusa iniziale: l’intervento su quel traliccio venne fatto senza che fossero stati effettuati il distacco di tensione e senza ulteriori operazioni di messa in sicurezza. Accuse che, naturalmente, dovranno essere confermate nel corso del procedimento giudiziario. È ipotizzabile che, trascorsi i venti giorni dalla notifica agli indagati, che possono presentare memorie o chiedere di essere sentiti, la Procura presenti richiesta di rinvio a giudizio.
Quel giorno di un anno fa, giunto ad un’altezza di circa 14 metri sul traliccio per effettuare degli interventi, il 26enne venne colpito da una violenta scarica elettrica. I soccorsi furono immediati e il primo ad intervenire fu il collega di lavoro che in quel momento stava scaricando attrezzi dal furgone: l’uomo, dopo aver dato subito l’allarme, si sentì male.
La Procura contesta ad entrambi gli indagati il reato di omicidio colposo e la mancata vigilanza degli adempimenti degli obblighi in materia di sicurezza. Il dipendente dell’Enel è assistito dagli avvocati Enrico Mazarelli e Gabriele Forcini; il collega di lavoro della vittima dagli avvocati Emiliano Laraia e Nicola Rago.
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