Fondazione Tercas, Mancini presidente

Resterà in carica solo un anno. Fallisce il tentativo di mediazione e il consiglio si spacca: Enrica Salvatore battuta 5-4
TERAMO. Non sono bastate due ore di confronto per evitare la spaccatura. Il consiglio d’indirizzo della Fondazione Tercas cambia presidente a maggioranza. L’incarico da cui è decaduta Enrica Salvatore passa a Gianfranco Mancini, presidente di Consorfom e rappresentante nell’organismo della Camera di commercio, che ha ottenuto cinque dei nove voti disponibili. Senza Salvatore, che da presidente uscente ma componente del consiglio non ha partecipato alla votazione per prassi statutaria, Mancini oltre al suo ha incassato i consensi di Giovanni Colletta, Raffaele Falone, Cristina Martella, Martina Di Musciano. Ha preso corpo così quella che le indiscrezioni della vigilia avevano indicato come un’operazione targata centrodestra di cui sono stati registi Paolo Tancredi e Paolo Gatti.
Mancini, comunque, resterà in carica un solo anno. A novembre del 2020, infatti, scadrà il mandato del consiglio d’indirizzo e anche il suo incarico tornerà in discussione, insieme ai ruoli nel Cda e nel collegio dei revisori. Lo stesso presidente, durante la seduta, ha fatto riferimento alla brevità del suo mandato, rimarcando però l’esigenza di rinnovamento e di riassetto di alcuni aspetti gestionali come già profilato da lui e dagli altri quattro consiglieri di maggioranza nel documento firmato e messo agli atti nelle settimane scorse. Sulla durata ridotta dell’incarico, oltre che sul merito dell’operato di Salvatore, si sono concentrate le argomentazioni dei quattro membri del consiglio restanti: Luca Scarpantoni, Attilio Danese, Mauro Mattioli e Tiziana Di Sante. Il tentativo di mediazione è passato anche attraverso la conferma a termine della presidente uscente, con quello che di fatto sarebbe stato un «mandato di scopo» destinato a un passaggio di consegne meno traumatico e che evitasse la conta. L’intesa però non è stata trovata e di conseguenza Mancini si trova a guidare un consiglio diviso, nel quale il voto di ieri lascerà più di qualche strascico. I rapporti di forza interni all’organismo, tra l’altro, rischiano un repentino ribaltamento. Con la Salvatore ancora in consiglio e il presidente di fatto escluso dalle votazioni, sui provvedimenti più significativi potrebbe formarsi una maggioranza diversa da quella che ieri ha eletto Mancini.
Contro l’avvicendamento alla guida della Fondazione si erano espressi il sindaco Gianguido D’Alberto e il suo predecessore Maurizio Brucchi, concordi sul giudizio positivo nei confronti di Salvatore e sulla necessità di tenere fuori la prestigiosa istituzione da giochi politici. Discontinuità, invece, era stata invocata da Enzo Scalone, esponente storico della sinistra teramana, nonché sostenitore di D’Alberto nelle ultime elezioni.
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