Fonderia Veco a un passo dal fallimento

Presentata in tribunale la rinuncia al concordato preventivo. I sindacati convocano i politici e dicono: è possibile salvarla
MARTINSICURO. La storica fonderia Veco a un passo dal fallimento. Una decina di giorni fa l’azienda ha chiesto al tribunale la revoca del concordato preventivo. Ora la strada obbligata è quella del fallimento, che dovrebbe essere decretato in un’udienza che il giudice delegato Giovanni Cirillo potrebbe convocare già nelle prossime ore.
Ma non tutto è perduto. C’è ancora la possibilità di salvare un pezzo da novanta dell’industria metalmeccanica in provincia di Teramo. La strada la illustrano i sindacati, che per sabato mattina alle 9,30 al municipio di Martinsicuro hanno indetto un’assemblea pubblica a cui sono invitati rappresentati politici e amministratori della provincia di Teramo (parlamentari, assessori e consiglieri regionali, presidenza della Provincia di Teramo, sindaco di Martinsicuro ed amministratori della Val Vibrata).
«L’azienda ha rinunciato al concordato preventivo, che non riesce a soddisfare», conferma Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl, «il timore è che se l'azienda viene messa in vendita con il fallimento ci possano essere acquirenti non interessati al rilancio del sito ma a utilizzarlo per altri scopi». E dunque spiega Mirco D’Ignazio, segretario della Fiom Cgil, «è importante che venga concesso l’esercizio provvisorio, cioè che l’azienda possa continuare a lavorare perchè ballano 53 posti di lavoro con conseguenze economiche e sociali. Ma anche ambientali: se la Veco fallisce, sta ferma e ci vorrà tempo perchè rinasca: il rischio di degrado costituirà un problema ambientale vero».
E comunque, al di là di tutto, la Veco paradossalmente si sta riprendendo: «Il concordato preventivo di fatto non si tiene in piedi più, nonostante azienda ha avuto quest’anno 7,5 milioni di fatturato (l’anno scorso erano 4) e nel 2020 il fatturato previsto è di 9 milioni. Il problema è che non hanno liquidità per pagare i debiti. Ma l'attività ordinaria va avanti bene e cresce», aggiunge D’Ignazio.
«Noi auspichiamo che la Veco passa continuare a lavorare, altrimenti sarà la fine. Quando si spengono gli impianti non ripartirà più», fa notare Boccanera, «poi sarà il problema della bonifica del sito, che finora è tenuto in sicurezza perchè c'è l'azienda, poi non si sa. Avremo una Bagnoli truentina in piccolo. Inoltre in questo modo si potrà trovare un investitore che immetta denaro fresco: le commesse infatti ci sono, manca la liquidità». Un investitore in effetti si era fatto avanti, era dello Sri Lanka, aveva pure visitato lo stabilimento ma poi si è tirato indietro.
Inoltre la Veco ha anche la cassa integrazione straordinaria approvata a ottobre per 12 mesi: c'è pure un ammortizzatore sociale che tampona eventuali cali di produzione.
«Per tutti questi motivi», concludono i due sindacalisti, «abbiamo convocato l’incontro di sabato con politici e amministratori, per sensibilizzare tutti e cercare di far sopravvivere la Veco, che in questi anni ha combattuto battaglie durissime».
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