Fondi all’Isis, partito il processo ai dieci accusati di terrorismo

23 Settembre 2023

Si tratta di commercianti tunisini e di un ex imam attivi in provincia: avrebbero finanziato “Al-Nusra” Contestati anche un giro di false fatturazioni e l’evasione fiscale. Entrano tutte le intercettazioni

TERAMO. A quasi cinque anni dal maxi blitz con decine di arresti e dopo svariati rinvii dell’udienza preliminare (scandita da difetti di notifica e cambi di giudici), è iniziato il processo su un presunto giro di fondi a terroristi islamici partito dalla costa teramana. Secondo l’ipotesi accusatoria reati fiscali commessi per creare fondi neri destinati a finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”
Per i dieci imputati, tutti tunisini, nella mattinata di ieri prima udienza davanti al tribunale in composizione collegiale (presidente la giudice Claudia Di Valerio, a latere Emanuele Ursini e Erika Capanna Piscè). I giudici hanno ammesso le intercettazioni (numerosissime e già trascritte in sede di udienza preliminare) stabilendo già per la prossima udienza il deposito delle trascrizioni con l’audizione dei primi testi d’accusa. Quasi tutti gli indagati sono assistiti dall’avvocato Gabriele Rapali che difende anche Jameleddine Brahim Kharroubi, il 59enne commerciante tunisino con residenza a Torino ma all’epoca domiciliato ad Alba Adriatica, considerato una delle figure chiave dell’inchiesta.
Secondo l’accusa della Procura distrettuale rappresentata in udienza dal pm Roberta D’Avolio (a firmare il fascicolo all’epoca dei fatti fu il pm David Mancini, oggi a capo della Procura per i minori dell’Aquila) il gruppo, tra cui anche un ex imam, avrebbe fatto operazioni per finanziare alcuni terroristi islamici. Ipotesi sempre respinte da tutti gli indagati s.
Per la Procura distrettuale da Alba e Martinsicuro il gruppo si sarebbe mosso in tutto il mondo per finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”, attivo nella guerra in Siria. Sempre per la Procura (accusa tutta da dimostrare nel corso del dibattimento) Kharroubi avrebbe sostenuto economicamente imam di ispirazione radicale.
A cominciare da quello di Aversa Yacine Gasri, condannato negli anni scorsi in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo (incontro che secondo l’autorità giudiziaria sarebbe avvenuto nella moschea di Martinsicuro) e con quello che nell’ordinanza di custodia cautelare viene definito «l’influente» imam Omrane Adouni a cui, sostiene sempre l’accusa, Kharroubi avrebbe versato somme di denaro e dal quale avrebbe ottenuto, così si legge nella stessa ordinanza, «informazioni di prima mano sulla situazione siriana e sulle operazioni di guerriglia». E con quest’ultimo, sempre così è stato ricostruito dall’accusa e scritto all’epoca nell’ordinanza di custodia, in una intercettazione del 2018, discuteva delle modalità e dei soldi necessari per far entrare combattenti in Siria.
Sempre secondo gli inquirenti ( e quindi in una ricostruzione da accertare e provare in sede di dibattimento) avrebbe fatto arrivare due milioni di euro provenienti da un giro di false fatturazioni ed evasione fiscale proveniente dalle sue imprese edili e di commercializzazione di tappeti. Accuse sempre respinte con forza dall’uomo nei vari interrogatori. Va detto che due settimane dopo gli arresti tutti vennero scarcerati dopo che il tribunale del Riesame accolse i ricorsi presentati all’epoca dalle varie difese. Inizialmente nel fascicolo c’erano sedici nomi di cui dieci raggiunti da ordinanze cautelari di vario genere: le posizioni degli altri sei sono state stralciate con successivi provvedimenti di archiviazione.
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