Forlini: «Giudicatemi per quello che ho fatto»

Il presidente del Ruzzo si ripropone alla guida della società acquedottistica «Non mi interessa se cambiano gli equilibri politici dei Comuni consorziati»
TERAMO. Gli equilibri politici in seno al Ruzzo non impensieriscono il presidente Antonio Forlini il quale, a prescindere dalla composizione dei soci che emergerà subito dopo il ballottaggio al Comune di Roseto, poggia la sua forza sull'azione di risanamento avviata negli ultimi due anni e mezzo che gli consente di arrivare sereno alla fine del suo mandato e proporre un’eventuale prosecuzione. Il suo incarico scadrà a fine mese dopo l'approvazione del bilancio, ma con l'esito delle ultime amministrative potrebbe cambiare la composizione e quindi l'orientamento dei 36 comuni soci. Al momento c'è una situazione di sostanziale parità tra i Comuni riconducibili al centrodestra e al centrosinistra: un Comune importante come Roseto farà da ago della bilancia nell'aggiudicazione del controllo politico dell'azienda.
Presidente Forlini cambia qualcosa per lei nel rapporto con i suoi interlocutori?
«Sono un manager e non mi occupo di questioni di colore politico. So che c'è attesa per Roseto e tutto ciò che posso dire è che conosco bene il sindaco Pavone verso il quale nutro grande stima poiché ho avuto modo di conoscerlo direttamente, e dagli interventi che ho sempre avuto modo di osservare mi è parso sempre una persona di grande equilibrio. Non conosco di persona il candidato Di Girolamo, ma anche sul suo profilo ho avuto modo di ascoltare giudizi positivi che lo tratteggiano come persona di valore. Sono i cittadini di Roseto che dovranno giudicare ed eleggere il sindaco. Io so solo che vorrei essere giudicato da quello che ho fatto a prescindere dal colore politico e ovviamente mi farebbe piacere proseguire l'azione di risanamento avviata».
Quali elementi dovrebbero indirizzare la politica per designare la guida di un'azienda come il Ruzzo?
«Io penso che chiunque sia il presidente debba essere pronto a governare l'azienda consapevole che per prima cosa va salvaguardato un patrimonio di tutti i comuni teramani. È questo lo spirito che deve animare un presidente perché gli uomini passano, le istituzioni restano. Ecco perché ritengo che la persona chiamata a guidare il Ruzzo debba coniugare competenza, senso del dovere e senso dello stato».
Ha mai avuto la sensazione che i sindaci e gli esponenti della politica pensino al Ruzzo come a un "poltronificio" per equilibri di potere?
«A macchia di leopardo questo avviene. Fortunatamente questo atteggiamento non è così uniforme ma qualche sbavatura c'è. Ma ritengo che sia prevalente l'attaccamento all'azienda».
Marianna De Troia
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