Forlini: mi auguro di essere confermato al Ruzzo

18 Maggio 2016

TERAMO. L'ipotesi che per superare la crisi di maggioranza la quadratura politica passi per la presidenza del Ruzzo a Giancarlo di Lucanardo, ex presidente dell'Ato in quota alla lista di Alfonso...

TERAMO. L'ipotesi che per superare la crisi di maggioranza la quadratura politica passi per la presidenza del Ruzzo a Giancarlo di Lucanardo, ex presidente dell'Ato in quota alla lista di Alfonso "Dodo" Di Sabatino, ha suscitato aspre polemiche prima ancora di concretizzarsi. Franco Fracassa, consigliere comunale di Futuro In, legge in questa ipotesi un ritorno al passato. «Se davvero ci sono queste ambizioni è preoccupante. Sarebbe come riconsegnare il Ruzzo nelle mani di Giacomino Di Pietro», dice Fracassa, che vede in Di Lucanardo una figura tecnica di diretta emanazione di Di Pietro, consigliere politico del gruppo "Teramo Soprattutto" ed ex presidente dell'azienda acquedottistica alla cui gestione Fracassa imputa i circa 100 milioni di euro di debiti. Fracassa boccia dunque quello che giudica «un ritorno al passato», ricordando che nella lista delle passate amministrative con cui si presentò "Dodo" c'era anche un altro ex Ruzzo, in passato a capo dell'area tecnica, ovvero Berardo Nardi.

Di Lucanardo invece, secondo Di Sabatino, proprio per il suo curriculum (è stato alla guida dell'Ato), è ritenuto persona competente da collocare al timone del Ruzzo. E rileggendo le cronache, non appare un caso che di recente Di Sabatino abbia mosso un affondo nei confronti del presidente del Ruzzo Antonio Forlini sulla scelta di licenziare la società di revisione del bilancio Kpmg per affidarla ai revisori interni all'azienda. Per Forlini una scelta di spending review finalizzata a risparmiare 45mila euro annui, per Di Sabatino una scelta che darebbe meno garanzie sulla certificazione volontaria del bilancio con conseguenze sulla credibilità nei confronti delle banche. Il manager Forlini, chiamato a commentare i rumors, si è tenuto distante da osservazioni politiche, limitandosi a ribadire i contorni tecnici del suo lavoro e a confermare l'auspicio di proseguire per un ulteriore mandato. «È l'assemblea degli azionisti che mi ha dato fiducia», ha detto Forlini, «e gli azionisti giudicheranno il mio lavoro e se proseguire o no sulla strada di quanto fatto. La mia attività si è caratterizzata in questi anni per un grande rigore gestionale, e ha rappresentato una discontinuità con il passato. Credo che questo sia riconoscibile e che ci sia ancora da proseguire su questa strada. Saranno i soci a valutarlo. Tuttavia spero che il rinnovo della presidenza, chiunque sia designato, sia sottratto a logiche di casacca, passi per una condivisione ampia dei Comuni soci e prosegua il lavoro di risanamento avviato». Sulla quadratura politica della presidenza del Ruzzo pendono però incognite significative. Il mandato di Forlini scade a fine giugno, ma prima ci sono le elezioni amministrative in sei Comuni soci del Ruzzo. Questo, insieme all'eventuale commissariamento di Tortoreto, o al peso che Di Sabatino potrebbe far valere in accordo con centrosinistra, rende difficile la previsione dell'esito.

Intanto nel corso di una convention, Rudy Di Stefano ha lanciato un nuovo progetto politico che nascerà da una costole di Futuro In e che poggia sull'impegno di alcuni esponenti dell'associazione "Nuove Energie". Alcuni di loro, giovani presidenti di comitati di frazione o quartiere, hanno manifestato la voglia di partecipare alle prossime amministrative affidandosi al coordinamento dell'assessore dimissionario. Di Stefano poi ha puntualizzato sui rumors che danno certa la sua uscita dalla giunta: «Ho detto solo che non devo fare l'assessore a tutti i costi, ma che posso tornare a impegnarmi in un ruolo amministrativo che mi consenta di esprimermi e di fare bene per la città». E sul sindaco Brucchi non ha lesinato una frecciata: «Se passa il messaggio come qualcuno vuol far sembrare che è tutto da buttare, o in gergo calcistico che la squadra gioca male, allora mi domando: vale la pena cambiare tutti e undici i giocatori o forse, come succede nelle squadre di calcio, cambiare direttamente l'allenatore?».

Marianna De Troia

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