Frana a Silvi, scatta il sequestro dell’area: analisi su cause e responsabilità

29 Maggio 2026

Il pm Giovagnoni nomina tre esperti per gli accertamenti nella zona dove sono crollate quattro case. Controlli con i geolaser, due mesi per il responso. Il fascicolo per crollo colposo resta senza indagati

SILVI. Scatta il sequestro per l’area franata nella zona di via Santa Lucia, lungo la strada che conduce a Silvi Paese. Il provvedimento è stato disposto dal sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, nell’ambito dell’inchiesta aperta contro ignoti, per fare piena luce sulle cause e sulle eventuali responsabilità legate al dissesto che da settimane tiene in apprensione residenti di quella zona e amministratori comunali. L’operazione è stata coordinata dall’autorità giudiziaria e rappresenta un passaggio fondamentale per consentire l’avvio delle attività tecniche e delle consulenze specialistiche richieste da Giovagnoni, titolare del fascicolo che prefigura le ipotesi di reato di crollo colposo o altro disastro .

Il sequestro, infatti, ha l’obiettivo di preservare lo stato dei luoghi, istituendo di fatto una zona rossa dove ieri sono stati affissi gli avvisi con il nastro di delimitazione dello spazio inaccessibile. Lo scopo è anche di permettere agli esperti di effettuare rilievi, accertamenti e verifiche senza alterazioni dell’area interessata dal movimento franoso. Per supportare le indagini il pm ha nominato un collegio di consulenti composto da tre tecnici: gli ingegneri Gianfranco Totani, professore associato di geotecnica all’università dell'Aquila, e Danilo Ranalli di Sulmona e il geometra di Gabriele Di Natale di Controguerra. Quest’ultimo è già noto per aver firmato le perizie per conto della procura dell’Aquila sulle indagini dell’alluvione di Senigallia e, assieme a Ranalli, sul crollo dei balconi del Progetto Case sempre all’Aquila. Avranno due mesi di tempo per depositare la loro relazione.

Dovranno stabilire se il dissesto idrogeologico sia stato causato da fattori naturali o se vi siano responsabilità umane legate a incuria o imperizia. I consulenti, dunque, saranno chiamati a svolgere approfondimenti di natura geologica, strutturale e ambientale nella zona dove il movimento del terreno ha dissestato il tratto della strada provinciale 29b, determinando il quasi isolamento di Silvi Paese, e causato il crollo di quattro edifici e l’evacuazione di nove immobili con 19 famiglie sfollate. Gli esperti, che utilizzeranno strumentazioni sofisticate tra cui i georadar, dovranno ricostruire la dinamica del fenomeno e valutare eventuali criticità che possano aver contribuito all’instabilità del versante.

Nelle operazioni è coinvolto anche il Nipaf, il Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale dei carabinieri, incaricato di garantire il supporto operativo e investigativo necessario durante tutte le fasi degli accertamenti. Le attività tecniche dovrebbero concentrarsi in particolare sulla situazione idrogeologica dell’area, sulle condizioni del terreno e sull’eventuale presenza di interventi o modifiche che possano aver inciso sull’equilibrio del costone. Intanto resta alta l’attenzione della comunità locale che attende soluzioni da oltre due mesi dalla frana che risale al 28 marzo, mentre proseguono le verifiche sulla sicurezza dell’area e sulle possibili conseguenze per abitazioni e infrastrutture vicine alla zona colpita dal dissesto.

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