Furbetti del sisma, in 5 a processo

21 Marzo 2023

Per l’accusa hanno fatto risultare di vivere nella casa lesionata per i contributi

TERAMO. Non avrebbero mai vissuto nella casa lesionata ma hanno fatto risultare diversamente per percepire le indennità di autonoma sistemazione, cioè il Cas. Questa, almeno, è l’accusa che la Procura contesta a cinque persone appartenenti a due diversi nuclei familiari. Le inchieste giudiziarie, dunque, continuano a scandire i post-terremoti: perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte sul terremoto. Come questo caso in cui i cinque teramani sono finiti a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione. Ovvero l’articolo 316 ter che ormai, da tempo, ha sostituito il reato di truffa. Questo dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa 20mila euro, ovvero la somma che secondo l’autorità giudiziaria i cinque avrebbero percepito senza averne i requisiti. Secondo la ricostruzione fatta dal pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, si tratta dei componenti di due nuclei familiari che avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel posto in cui ci sono le abitazioni danneggiate quando invece sarebbe stato accertato che vivevano altrove. Il Cas è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. A Teramo, ormai da tempo, svariati sono stati i procedimenti giudiziari aperti dalla Procura sul terremoto, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto emergere casi di truffe o di indebita percezione. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono affidate a un pool di magistrati. (d.p.)