Furbetti del sisma, via al primo processo

A giudizio un residente di Cortino che ha chiesto il Cas senza i requisiti. Il Comune si è costituito parte civile, la Regione no
TERAMO. È il primo processo di quella che si annuncia una lunga serie visto che all’esame della Procura ci sono trenta fascicoli aperti sui “furbetti” del terremoto tra Teramo, Montorio, Isola e Cortino. L’accusa ipotizzata a loro carico è quella di aver percepito indebitamente o aver tentato di farlo i soldi dell’autonoma sistemazione dopo aver presentato false attestazioni .
Ieri davanti al giudice monocratico Sergio Umbriano si è aperto il procedimento a carico di un 60enne di Cortino accusato di tentata truffa. I fatti contestati si riferiscono al sisma dell’agosto 2016, quello con epicentro ad Amatrice. Secondo l’ipotesi di reato ipotizzata dal pm Andrea De Feis, in questo caso, l’imputato (difeso dall’avvocato Giancarlo Di Lucanardo) avrebbe fatto credere che la casa lesionata e fatta sgomberare fosse l’abitazione principale del suo nucleo familiare. Mentre, sostiene l’accusa, così non era.
Si legge a questo proposito nel capo d’imputazione: «A seguito di ordinanza sindacale di sgombero dopo il sisma del 24 agosto 2016 con artifici e raggiri – consistiti nel presentare il 2 novembre del 2016 presso il Comune di Cortino domanda di contributo per autonoma sistemazione per sè e la sua famiglia dichiarando che il proprio nucleo familiare alla data dell’evento sismico aveva nell’immobile l’abitazione principale, abituale e continuativa – compiva atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore il competente ufficio del Comune di Cortino circa la spettanza di detto contributo. In realtà alla data del 24 agosto 2016 l’uomo e il nucleo familiare non abitavano in modo stabile continuativo nell’immobile, così da procurarsi l’ingiusto profitto corrispondente con pari danno per il Comune, la Presidenza del consiglio dei ministri- Dipartimento Protezione civile e il Cor, il centro operativo della regione Abruzzo».
Il Comune di Cortino si è costituito parte civile (rappresentato dall’avvocato Federica Benguardato), mentre non lo hanno fatto gli altri due enti. Respinta, così come già avvenuto in sede di udienza preliminare, la richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione di un teste. Dopo la prima udienza di ieri si torna il aula il 19 dicembre con l’audizione dei primi testi. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle polizie municipali, sono coordinate dal pool di magistrati che il procuratore Antonio Guerriero ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (ne fanno parte i pm Davide Rosati, Andrea De Feis, Stefano Giovagnoni). La chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Perché la storia si ripete e la violazione sistematica delle regole resta il filo conduttore dei post terremoti raccontati dalle cronache giudiziarie. Come se il passato non insegnasse mai nulla.
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