Fusione tra Atri, Pineto e Silvi: i promotori incontrano i sindaci

29 Giugno 2022

Il gruppo riferisce: «Ferretti e Scordella ci hanno ascoltato con attenzione e valuteranno l’ipotesi, speriamo che Verrocchio faccia lo stesso. È l’unica possibilità per rilanciare il nostro territorio»

ATRI. Due sindaci su tre del comprensorio delle “Terre del Cerrano” si dicono disponibili a considerare la fusione territoriale dei loro Comuni. A lanciare la sfida, prevista e disciplinata dalla legge numero 56 del 2014 che detta le disposizioni in materia di città metropolitane, province, unioni e fusioni di Comuni, è stato mesi fa Massimo Spezialetti, coordinatore del gruppo "Incontri a distanza" che, nato ad Atri durante la pandemia e poi allargatosi a cittadini di Pineto e Silvi, ha avviato un esame sulle reali possibilità di accorpamento degli enti e a tal fine ha interpellato i sindaci
In una nota si legge: «Il primo cittadino di Atri Piergiorgio Ferretti e quello di Silvi Andrea Scordella hanno ascoltato con interesse le nostre proposte e hanno assicurato con sincerità di prendere in considerazione la fusione delle loro città. Si è in attesa di avere un ulteriore incontro con il sindaco di Pineto Robert Verrocchio sperando di suscitare anche in lui un positivo interesse. Con la fusione si individua un nuovo Comune forte, più numeroso ed esteso, capace di far fronte a tutte le sfide economiche che riserva il futuro: è l’unica possibilità di sviluppo del nostro territorio».
Il gruppo, che considera la possibilità di coinvolgere nel progetto anche i cinque comuni della vallata del Fino, ha messo sotto la lente di ingrandimento gli innegabili vantaggi economici e finanziari che deriverebbero da una fusione così come ha vagliato i diversi fondi sia statali che regionali a disposizione. C’è poi da considerare il risparmio di denari per la collettività. Spezialetti fa notare: «Dopo alcuni mesi dal termine dell’iter procedurale di fusione di due o più città, si deve procedere a nuove elezioni comunali che ovviamente ridurranno il numero di amministratori da eleggere: si passa da tre o più sindaci a uno solo, da tre o più consigli comunali a uno solo. Un dato non da poco. Uno scoglio dietro l’angolo potrebbero essere le lungaggini dell’iter di approvazione e il mancato accordo tra gli amministratori dei vari Comuni. L’unica possibile alternativa prevista è l’attivazione di una iniziativa popolare che renderebbe tutto molto più complesso».
Il gruppo “Incontri a distanza” conclude ribadendo che «la fusione sarà il solo spiraglio positivo che si riesce ad intravedere per il futuro degli enti, occorre puntare molto sulla volontà favorevole di sindaci e amministratori».
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