Gasdotto esploso, ci sono 10 consulenti

26 Maggio 2015

Al via gli accertamenti tecnici irripetibili disposti dal pm dopo i venti avvisi di garanzia, i primi risultati fra tre mesi

PINETO. Novanta giorni e dieci tecnici per sapere perchè la mattina del 6 marzo il gasdotto Snam è esploso, ferendo otto persone e bruciando un’intera collina. E’ la super consulenza affidata ieri mattina dal pm Silvia Scamurra a dettare i tempi e i modi delle indagini sul disastro di Mutignano.

La scelta del magistrato è caduta sugli ingegneri Danilo Ranalli e Gianfranco Totani, dell’università dell’Aquila, a cui toccherà il compito di eseguire accertamenti tecnici irripetibili nella vasta area di Pineto che resta ancora sotto sequestro. Con essi ci saranno anche gli otto consulenti nominati dai venti indagati, dirigenti e responsabili di Snam Rete Gas, Snam Spa e Enel Distribuzioni, e quelli delle parti offese. Che il pm ha individuato non solo nelle famiglie che hanno perso la casa, ma pure in chi potenzialmente ha corso un pericolo per il disastro. Per il momento sono una cinquantina, ma è un numero che potrebbe aumentare. Tra queste anche il comitato in cui si sono riuniti i cittadini di Mutignano. Le operazioni peritali inizieranno l’8 giugno.

Lungo e complesso l’elenco di quesiti posti dal magistrato che procede per incendio e crollo colposi. Uno su tutti: stabilire che tipo di manutenzione e quali controlli siano stati fatti nei mesi precedenti all’esplosione. Nelle scorse settimane, quindi nell’immediatezza dei fatti, il pool di tecnici incaricato dal sostituto procuratore ha avviato un primo esame del piano del tracciato del metanodotto Snam, esame ritenuto indispensabile per valutare le possibili conseguenze dello smottamento del terreno nell’area. Un fenomeno di smottamento con un piano di scivolamento a valle che, almeno da una primissima ricostruzione fatta, potrebbe aver provocato la compressione del gasdotto: di che entità e con quali conseguenze è quello che dovranno chiarire i più complessi accertamenti tecnici che saranno eseguiti nei prossimi mesi. Non solo sulle condizioni del terreno, ma anche sulla posizione della condotta e dei tralicci. Accertamenti tecnici di particolare complessità che saranno fatti anche con la sistemazione di particolare sensori nel terreno. Nel frattempo, proprio su delega del pm, gli investigatori (i carabinieri e i vigili del fuoco del nucleo antincendio del comando generale di Roma) hanno acquisito varia documentazione sia nella sede della Snam, a cominciare dai progetti che riguardano il tracciato, sia in quella dell’Enel.Intanto dagli accertamenti fatti fino a questo momento risulta che la condotta non sia stata lacerata in nessun punto. Ma sono tanti i quesiti posti dal magistrato e a cui i tecnici incaricati sono chiamati a rispondere. Tra questi anche quello di capire se la portata del gas fosse congruente con quel tracciato del gasdotto. E da capire ci sono anche le cause dell’innesco che ha provocato l’esplosione. Nell’area interessata sono stati trovati dei cavi dell’alta tensione danneggiati ma ciò potrebbe essere stata anche una conseguenza dell’incendio o di quella che viene definita «l’onda d’urto» della fuoriuscita del gas che nella conduttura viaggia a 19 atmosfere. Le prime risposte sono attese a fine luglio. E solo al termine della consulenza l’area sarà dissequestrata.(d.p.)

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