Gastroenterologia, nuove tecniche per trattare tumori e calcoli

Il reparto dispone anche di macchinari di ultima generazione che consentono interventi innovativi Barbera: «L’anno prossimo iniziamo con l’endoscopia bariatrica per ridurre lo stomaco agli obesi»
TERAMO. Tecniche e macchinari innovativi nel reparto di gastroenterologia del Mazzini. Sono diversi i trattamenti avviati nel reparto dall’agosto scorso diretto, come facente funzione, da Carmelo Barbera.
Fra le varie novità, ne spiccano due che riguardano il trattamento dei tumori. Il primo implica l’uso della radiofrequenza. «E’ un trattamento che si fa solo in altri tre-quattro centri in Italia», esordisce Barbera, «sfruttando il calore generato dalla radiofrequenza si “brucia” la massa tumorale nei pazienti che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico. Unito alla chemio dà una prognosi più favorevole». Il primo paziente è stato trattato ad Atri – dove Barbera ha lavorato fino a quando non è diventato primario “reggente” a Teramo e dove continua a fare una seduta a settimana – a giorni si faranno altri due interventi al Mazzini.
Ma non finisce qui. Ci sono anche le asportazioni radicali e mininvasive dei tumori in fase iniziale dell’apparato gastrointestinale. «Stiamo parlando della dissezione endoscopica delle sottomucose e della resezione “Full thickness”», spiega il gastroenterologo, «siamo gli unici in Abruzzo a usare l’”idrodissettor”, che è un elettrobisturi particolare. La “Full thickness” invece si fa con uno strumento che velocizza e rende possibile l’asportazione in blocco di tumori fino a due centimetri».
Un altro strumento molto importante, questa volta nella diagnosi e stadiazione dei tumori alle vie biliari e nel trattamento delle calcolosi massive del coledoco è la colangiografia digitale diretta, che con l’impiego del laser frantuma i grossi calcoli. In questo caso il Mazzini è l’unico ospedale, insieme ad Avezzano, a disporre di questa tecnologia in regione. «E poi siamo poi uno dei pochissimi centri del Centro-Sud a fare il trattamento endoscopico della colecistite acuta litiasica, nei pazienti non candidabili alla chirurgia: in pochi minuti si mette in comunicazione la colecisti con il duodeno e si fa “scaricare” la bile: è un intervento salvavita», spiega Barbera.
Tecniche innovative, dunque, che si sommano a tutta l’ecoendoscopia tradizionale, per cui si fanno in media 700 procedure all’anno.
E per l’anno prossimo Barbera ha in mente un nuovo campo d’azione: «L’endoscopia è sempre in fermento. Mi sto interessando all’endoscopia bariatrica, quindi a metodiche di riduzione volumetrica dello stomaco in obesità di media entità. In sostanza si tratta di mettere prima il palloncino, far perdere 10-20 chili al paziente e poi procedere endoscopicamente, riducendo rischi e invasività». Barbera prevede di iniziare già l’anno prossimo, ultimati i corsi di perfezionamento in centri specializzati, come quello di Padova. «Vorrei fare di Teramo un centro completo per le patologie di pertinenza gastroenterologica, dando risposte anche per la parte clinica, cioè che prevede l’utilizzo di cure mediche», osserva, preannunciando l’arrivo di altri due medici entro la fine dell’anno. «Se riuscissimo ad avere anche altri due infermieri e un Oss riusciremmo ad aprire anche la terza sala per la gastroscopia, riducendo le liste di attesa», auspica. E in effetti per una gastroscopia c’è da attendere un anno circa.
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