Gatti: i voti contano più di tutto

12 Dicembre 2015

Messaggio del leader di “Futuro In”: Di Stefano e Lucantoni non si toccano

TERAMO. Alcuni oppositori definiscono Paolo Gatti il vero uomo alla guida del Comune di Teramo; di sicuro c’è che il suo gruppo, oltre a essere il più numeroso, ha espresso il numero più alto di assessori. E di altrettanto sicuro c’è che al momento appare il gruppo meno sfaldato visto che, a parte il consigliere Vincenzo Falasca impegnato ad alcuni tavoli di trattativa, e alcune discussioni interne sulla mozione contro Milton Di Sabatino, resta immutato nella composizione.

La verifica di Brucchi però riguarderà tutti e, se il numero degli assessori dovesse subìre una contrazione, quali scenari si ipotizzano per i suoi assessori, alcuni più fragili per popolarità? «Premesso che sull’assetto di giunta sarà il sindaco a fare le sue valutazioni, c’è un dato incontrovertibile proprio sulla popolarità», replica Gatti. «Nella lista di Futuro In, per esempio, Rudy Di Stefano è stato il più votato dai teramani con 900 preferenze, Francesca Lucantoni è stata la seconda donna più votata con circa 500. Se la politica è rappresentanza, il voto e il rispetto per la volontà dei cittadini devono valere sopra ogni cosa. Non c’è una commissione di saggi che può dare patenti da assessore, si chiamerebbe oligarchia. Non si tratta di difendere alcuno per amicizia o simpatia, ma solo di prendere atto che sono stati eletti e con determinate modalità. Ecco perché trovo triste che in politica si facciano geometrie sperimentali alle spalle dei cittadini e invece non si parli minimamente del fatto che questa città si è aggiudicata 5 milioni di euro per la banda ultralarga, il mercato coperto e le piste ciclopedonali, aprendo un dibattito serio su queste opere da realizzare».

In che cornice invece, collocare il futuro politico di Gatti? Il consigliere di Forza Italia ribadisce che non gli interessano ruoli di coordinamento del partito, e di fronte a scenari politici fortemente cangianti mette un punto fermo: «Sono da sempre e resto nel centrodestra». Tuttavia Forza Italia sta perdendo gli originali connotati ed è difficile pensare che Gatti sia a suo agio nello stesso partito del senatore Antonio Razzi, che lo accusa di fare «la primadonna che si approfitta del cognome del padre». Gatti è sicuro che i nuovi scenari imporranno riflessioni. «Non è colpa mia se i partiti spesso hanno cambiato ragione sociale. Penso al Ccd, poi Udc, a Forza Italia e al Pdl. Ma al di là delle insegne io non ho mai cambiato orientamento, sottoponendomi sempre al giudizio dei cittadini. Può cambiare il logo, ma la mia collocazione resta in quell’ambito e con la nuova legge elettorale è prevedibile si arrivi a un listone unico». (m.d.t.)

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