Gatti: «Ora basta scuse, aprite i cantieri»

4 Ottobre 2024

Il consigliere regionale punge D’Alberto: è stata la sua lentezza a provocare l’aumento dei prezzi

TERAMO. L’aumento dei prezzi che ha costretto lo Stato ad adeguare gli importi dei finanziamenti per la ricostruzione pubblica post-sisma 2016 è stato causato dalla lentezza di chi doveva portare avanti i progetti: nel caso specifico, del Comune di Teramo. Lo sottolinea il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paolo Gatti, pungendo ancora una volta sull’argomento il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che mercoledì, nel commentare l’aumento dei fondi per il conservatorio Braga (passati da 6,2 a 9,5 milioni), aveva rilevato: «È l’ennesima conferma che le somme inizialmente stanziate non erano sufficienti e gli interventi non potevano essere attuati».
Gatti sostiene una tesi esattamente contraria e spiega: «Teramo dopo il sisma è stata destinataria di una mole enorme di finanziamenti e ha tuttora una percentuale bassissima di attuazione delle opere. È stata la lentezza amministrativa e politica a causare l’aumento dei prezzi, che ovviamente oggi non possono essere più quelli del 2018. La tesi di D’Alberto non sta in piedi, è offensiva per lui, per l’ex commissario Legnini e per tutti coloro che si sono occupati della ricostruzione per anni: anni nei quali i fondi c’erano, e ai tempi non erano sottostimati, ma non è stato predisposto alcun progetto in grado di arrivare a gara. Adesso speriamo che non ci siano più scuse, la lentezza va recuperata: è ora di aprire i cantieri!».
Il consigliere di FdI approfitta dell’occasione anche per rintuzzare un cavallo di battaglia politica di D’Alberto, ovvero l’asserita penalizzazione di Teramo da parte della Regione a guida centrodestra. «Magari non c’è da ringraziare il commissario Castelli e il presidente Marsilio», dice Gatti, «ma di sicuro c’è da lasciare agli atti che ancora una volta sono intervenuti, aumentando i fondi per il Braga così come avevano fatto per altri progetti di Teramo. Questo non può che dimostrare che le esigenze della città vengono tenute in debita considerazione, ovvero che non c’è alcuna Cenerentola chiamata Teramo».(d.v.)