Gatti: questa minoranza non vuole sfiduciare Brucchi

Replica all’opposizione che non firmerà una mozione presentata da “Futuro in” «Forse perché mi vedono come il vero avversario politico, gli altri sono a fine corsa»
TERAMO. «Ah, quindi le opposizioni non voteranno un’eventuale mozione di sfiducia al sindaco presentata da noi? Auguri, vuol dire che i cittadini si faranno un’idea precisa sulla situazione politica a Teramo». È caustica la risposta di Paolo Gatti alle minoranze che proprio l’altro ieri hanno dichiarato che rifiuteranno di firmare una mozione di sfiducia se questa dovesse arrivare da “Futuro in”. Cioè il gruppo consiliare di maggioranza, di cui Gatti è leader politico, che ha invitato ufficialmente il sindaco Maurizo Brucchi a farsi da parte, determinando come conseguenza anche la fuoriuscita degli assessori gattiani dalla giunta.
In teoria tutti puntano verso lo stesso obiettivo, ma non sembra che ci sia alcuna possibilità di trovare un’intesa, neanche di breve respiro, finalizzata unicamente all’uscita di scena di Brucchi. Un breve tratto di strada da percorrere insieme e poi via, ognuno per sé, nemici come prima. No, le opposizioni non gradiscono un’eventuale iniziativa dei gattiani e questa diffidenza è ampiamente ricambiata.
«Premesso che noi non abbiamo in animo di presentare alcuna mozione», riprende Gatti, «ma se ciò dovesse accadere e loro non la firmano, allora vuol dire che non hanno alcuna intenzione di sfiduciare il sindaco». Già un paio di giorni fa Gatti aveva parlato di una paura da parte delle opposizioni di fronte alla caduta dell’amministrazione, e anche adesso ribadisce il concetto: «Oggi le opposizioni sembrano spaventate, dopo anni di strepiti e di ululati hanno smesso di dire “sindaco dimettiti” ogni cinque minuti». Le opposizioni, dal canto loro, fanno un altro ragionamento: se i gattiani vogliono votare la sfiducia a Brucchi possono firmare la nostra mozione, che già pronta da alcuni mesi. E qui la risposta di Gatti si fa sprezzante: «La loro mozione di sfiducia non la conosce nessuno, non è un atto ufficiale, nessuno l’ha mai letta. Ma di cosa stiamo parlando? Di nulla». Parole che allontanano ancora di più una sia pur remota, vaga e ipotetica possibilità di intesa.
E poi c’è la questione del bilancio, non più urgentissima, visto che il governo ha concesso una sostanziosa proroga del termine per la sua approvazione, e forse neanche più tanto importante. «Mi pare che non ci sia più tutta questa fretta», osserva Gatti, «se si può approvare entro il 28 dicembre. La nostra posizione su questo è chiara: noi chiediamo al sindaco di dimettersi e contestualmente arrivare a un’approvazione tecnica dello strumento contabile». “Tecnica” in questo caso dovrebbe significare “non politica”: il bilancio si approva per evitare ulteriori problemi, ma non è certo un riconoscimento all’operato dell’amministrazione. Anche su queste premesse dovrebbe esserci una convergenza oggettiva fra “Futuro in” e gli esponenti delle minoranze (anche se alcuni di loro sembrano più preoccupati dello stesso Gatti per l’approvazione del bilancio), ma così non è. Come mai? «Forse perché», risponde Gatti, «io sono ancora un personaggio credibile in città, sono stimato, ho un certo seguito elettorale. Sono un avversario, quindi, mentre gli altri (non lo dice, ma sembra riferirsi a Brucchi, ndr) sono a fine corsa. Io mi do questa risposta: se c’è un’altra motivazione la spieghino».
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