Gestione dell’acqua al Ruzzo: guerra sindaci-società sulle cifre

D’Alberto portavoce del gruppo critico: «Debiti cresciuti, troppe spese di gestione e per consulenze» Il Cda respinge le critiche: «Solo strumentalizzazioni politiche, costi contenuti e conti sotto controllo»
TERAMO. Unità sugli obiettivi, scontro aperto sui numeri. All’indomani dell’assemblea dei sindaci per il servizio idrico integrato che si è svolta giovedì alla presenza dell’Ersi, la discussione sull'acqua prosegue. O meglio, a proseguire è il dibattito sulla Ruzzo Reti e sui suoi conti. Un tema che risulta centrale alla luce della imminente scadenza (luglio 2023) della concessione per la gestione dell’acqua alla società teramana. L’Ersi, l'ente regionale per il servizio idrico integrato, ha ribadito che l’affidamento dipenderà dall’equilibrio economico finanziario del gestore e su questo si incardina lo scontro. Da una parte c’è la Ruzzo Reti, guidata dalla presidente Alessia Cognitti, che rivendica i buoni risultati raggiunti; dall’altra ci sono alcuni sindaci, con quello di Teramo in testa, che chiedono un cambio di passo alla società proprio perché i conti non sono rassicuranti e il riaffidamento potrebbe essere messo in pericolo proprio da questi dati. Su una cosa tutti sono concordi: l’acqua deve restare pubblica e il servizio deve rimanere nelle mani della società.
I DUBBI DE DIECI SINDACI
Il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, che si fa portavoce di un gruppo di dieci colleghi, esprime preoccupazione e chiede alla Ruzzo di abbattere i costi. Sott’accusa ci sono spese di gestione, consulenze e debiti aumentati. «Se nel 2018 i debiti erano pari a 97.759.032 euro, nel 2020 sono lievitati a 113.603.976», dice D’Alberto. I sindaci rilevano che per le annualità 2019, 2020 e 2021 ci sono spese per le consulenze di oltre due milioni di euro, e quelle per le esternalizzazioni (con un affidamento alle cooperative) di un milione di euro. Poi i costi per il ricorso al personale interinale e per l’incremento dei livelli. Proprio i costi di gestione metterebbero a rischio l’equilibrio economico finanziario. «Il nostro unico obiettivo è stato sempre e solo quello di tutelare la gestione pubblica dell’acqua, e per questo abbiamo condiviso un indirizzo che ribadisce la volontà di procedere con l’affidamento in house alla Ruzzo Reti, evitando il rischio di andare verso il gestore unico a livello regionale o, peggio, verso forme di gestione privata. Adesso, però, proprio per consentire che questo avvenga, la Ruzzo Reti deve cambiare rotta, ripristinare una gestione equilibrata con l’abbattimento dei costi e consegnare all’Ersi i documenti richiesti».
LA RUZZO RETI
La Ruzzo Reti affida ad una nota il suo «grazie» ai sindaci per essersi espressi a favore dell’affidamento alla società facendo venire meno «il rischio, da più parti paventato, che il nostro territorio venisse spogliato dalla gestione dell’acqua. La soddisfazione va necessariamente accompagnata, tuttavia, da alcune precisazioni rispetto a qualche, sia pur marginale, strumentalizzazione politica», scrive il Cda che snocciola i suoi numeri. Bolla come «totalmente falsa» la spesa di due milioni di euro in consulenze generiche: «Negli ultimi tre anni sono stati investiti poco meno di 400mila euro annui prevalentemente per il Piano di sicurezza delle acque (Arta e Izs) e per il controllo dei depuratori. Questo ammontare è assolutamente contenuto in considerazione del fatto che la società gestisce il servizio sull’intero territorio provinciale con un fatturato di circa 54 milioni di euro». Sulla esternalizzazione la Ruzzo precisa che l’importo medio annuo non ammonta ad un milione di euro ma a «400mila euro circa e si riferisce al personale degli sportelli in tutta la provincia».
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