Gestione dell’acqua, frecciata di Di Sabatino

«Non era prioritario il ritocco delle tariffe». Forlini replica: «Gli aumenti servono»
TERAMO. Totò, Seneca e il futuro dell'acqua pubblica: ieri pomeriggio il convegno "Gestire l'oro blu, reti idriche e depurazione" ha affrontato – fra citazioni e dati alla mano – il tema della risorsa acqua. L'iniziativa, organizzata dall'associazione Big bang e moderata dal giornalista Gennaro Della Monica, ha visto gli interventi del commissario straordinario dell'Ato Abruzzo Luigi Caputi, del presidente di Ruzzo reti Antonio Forlini e di Mauro Grassi, responsabile della struttura della Presidenza del Consiglio per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Se Caputi ha preso a prestito il film Totò Peppino e la malafemmina («Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?»), Forlini ha preferito Seneca («Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare»), entrambi tuttavia hanno delineato con cifre chiare i risultati e gli obiettivi da perseguire nel futuro.
Non è mancata una nota polemica da parte del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino che ha sottolineato come, nel passaggio di consegne della gestione di molti servizi da provinciale a regionale, ci si sia trovati di fronte a «un guado»: l'Agir che ha sostituito l'Ada per i rifiuti, così come l'Ersi che andrà a sostituire gli Ato per l'acqua, sono ad oggi strutture ferme. «Ci sono questioni prioritarie rispetto al ritocco delle tariffe», ha concluso Di Sabatino. E l'aumento delle bollette del 19%, così come il debito di 90 milioni di euro accumulato dal Ruzzo nel periodo 2004-2010 sono stati alcuni dei punti dolenti emersi. Pronta la risposta di Forlini: «Un piano industriale si realizza con tempi e risorse, di qui l'aumento delle tariffe che servirà per dismettere le fosse Imhoff e per presidiare i depuratori con il telecontrollo. Saranno cifre investite sul territorio, non verranno utilizzate per appianare i debiti».
La soluzione per i debiti l'ha suggerita invece Caputi: «Le società di gestione devono poter rinegoziare i passivi con le banche». A conclusione la bacchettata di Grassi: «L'acqua è un bene comune a costo zero; è vero, poi va depurata e portata sulla cannella e questo processo necessita di lavoro e gestione efficiente. Basta quindi con società clientelari create con politici trombati, si utilizzino manager competenti. Tra l'altro nel 2016 partiranno le multe europee per l'inquinamento delle acque e saranno le Regioni responsabili a pagarle».
Emanuela Michini
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