«Già tagliati i dipendenti, presto dovremo chiudere»

Le testimonianze dei negozianti della strada: dichiarati cali dal 30 al 60% «L’impatto delle transenne è devastante, non abbiamo più visibilità»
TERAMO. «Chiuderemo tutti, non resterà più nessuno». Il pessimismo si mescola alla rabbia dei commercianti isolati e affamati dalle transenne del cantiere che blocca corso San Giorgio. Nel giorno della protesta che trascina alla sbarra Soprintendenza archeologica e Comune per ritardi, indolenze ed errori nella gestione dei lavori di riqualificazione della strada non c'è spazio per l'ottimismo. I conti non tornano e la "barricata" che chiude il corso rende letali gli effetti di una crisi economica mai superata.
«Perdiamo più del 30% del fatturato», sottolinea Daniele Di Battista, titolare del negozio di abbigliamento "Madonna", «e siamo costretti a rinunciare a qualcuno dei nostri dipendenti». Le parole dei negozianti del corso raccontano una storia recente che si ripete nella sua drammaticità. «Ho il negozio in questa zona da vent'anni», osserva Nino Fabriani, proprietario di "Target", «ne ho viste di cotte e di crude, ma come questa mai». E' il momento più nero per la sua attività. «Le perdite superano il 60%», fa sapere il commerciante, «abbiamo sopportato tutto fino all'inverosimile ma se non facciamo qualcosa di concreto, a nessuno frega nulla di come stiamo». A rischio ci sono anche decine di posti di lavoro. «I miei quattro dipendenti si ritroverebbero in mezzo alla strada», insiste Fabriani, «il collasso ci colpirebbe tutti».
L'impatto del cantiere è stato devastante secondo Daniela Ciarrocchi, proprietaria dell'omonimo negozio di abbigliamento. «Stanno uccidendo l'anima di questa città», spiega, «da febbraio a maggio abbiamo subìto un calo pesante dell'attività». La commerciante non se la sente di quantificare il danno, ma sottolinea le ripercussioni anche sull'indotto. «Non abbiamo chiamato i vetrinisti, anche perché nel poco spazio di distanza dalle barriere del cantiere nessuno poteva vedere le vetrine», afferma, «avevamo anche una commessa in più che ora non c'è». I lavori si sono spostati poco più su, l'ingresso del suo negozio è libero da ostacoli, ma i problemi restano e recuperare non sarà facile.
Tiziano Lattanzi ha trasferito in corso San Giorgio il suo megastore "Sotto Sopra" a dicembre dell'anno scorso, recuperando uno spazio in abbandono, e ora si ritrova le barriere metalliche a pochi centimetri dall'ingresso. «Ho affrontato un investimento consistente, nella mia attività ci sono venti dipendenti», evidenzia, «sto cercando di tenerli tutti facendo fronte alle spese, ma la mia autonomia è finita». Con l'arrivo del cantiere gli affari sono crollati, facendo registrare una flessione che oscilla tra il 60 e il 65%. «Il corso ristrutturato sarà bellissimo», ironizza Lattanzi, «ma noi rischiamo di non esserci più». Secondo lui il problema principale sta nell'organizzazione del lavoro. «Non sono contrario all'intervento», puntualizza, «ma non si può aprire un cantiere che prende la metà del corso, così si blocca tutto».
Le prospettive sono tutt'altro che rosse anche per il Caffè San Matteo che si trova nell'omonimo largo dove le transenne sono state installate il primo giorno dei lavori, iniziati a gennaio, e resteranno lì ancora per molto. «Abbiamo completamente perso la nostra visibilità», spiega Cleto Di Paolo, «e l'attività si è dimezzata». Tanto che nel pomeriggio il bar resta chiuso e i tre dipendenti che coprivano quel turno sono andati a casa. (g.d.m.)
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