Giallo a Pineto, sono di un altro i resti nella tomba del padre

Svolta nel caso nato dall’esposto di una donna che denunciava l’uso di acido sul corpo del genitore I consulenti della Procura: nessun liquido corrosivo, ma le ossa sono di un uomo molto più giovane
PINETO. Non è la sceneggiatura di un film giallo, anche se molto probabilmente così sarà sembrato alla donna che dopo oltre trent’anni ha scoperto che i resti trovati nella tomba del padre sono di un altro uomo. Lo ha accertato un’inchiesta della Procura nata per stabilire tutt’altro.
L’indagine del pm Enrica Medori, infatti, era stata aperta per vilipendio di cadavere dopo la denuncia della stessa donna che accusava un dipendente dei servizi cimiteriali di Pineto di aver gettato acido sulla salma del genitore deceduto nel 1986 per accelerarne la decomposizione in vista di una esumazione dalla tomba a terra nel cimitero di Pineto. Si tratta di una operazione cimiteriale che consente di recuperare i resti di un defunto sepolto nel terreno dopo un periodo di tempo, stabilito per legge, non inferiore ai dieci anni, per spostarli in una fossa comune o in una celletta ossario. Sette mesi dopo la denuncia la scoperta è arrivata con la consulenza di un antropologo forense dell’università di Chieti delegato proprio dalla Procura alla riesumazione che ha escluso tracce di acido stabilendo una verità forse ancora più inquietante: ovvero che i resti di quell’uomo non sono quelli del papà della donna visto che l’esame delle ossa ha accertato che si tratti di uomo di un’età compresa tra i 37 e i 45 anni deceduto nello stesso periodo, mentre il padre della donna è morto a 64 anni.
Una verità, quella stabilita dall’antropologo insieme ad alcuni medici legali, arrivata dopo la ripetizione del test. Molto probabilmente, infatti, i primi a sorprendersi sono stati proprio consulenti ed investigatori che, dopo aver inviato un primo rapporto in Procura, hanno ripetuto più volte gli accertamenti medici proprio per avere la certezza. E così qualche giorno fa la donna è stata convocata in Procura per e qui le hanno comunicato che i resti esaminati non corrispondono a quelli di un uomo dell’età di suo padre. Due le domande che ora si pongono e che, molto probabilmente, sono destinate a rimanere senza risposta. La prima: dove sono finiti i resti del padre? La seconda? Di chi sono quelli trovati nella tomba? È ipotizzabile, visti gli oltre trent’anni trascorsi e quindi la prescrizione di reati quale la sottrazione di cadavere o la violazione di sepolcro, che sulla vicenda la Procura non disponga ulteriori accertamenti. Ma è altrettanto ipotizzabile che la donna, assistita dagli avvocati Monica Passamonti e Antonietta Ciarrocchi, faccia i suoi passi in sede civile. In questi sette mesi di accertamenti disposti dalla Procura gli indagati sono passati da uno a tre: oltre a un dipendente dell’impresa privata che ha in appalto alcuni servizi cimiteriali ci sono anche due dipendenti comunali. La riesumazione era una delle richieste fatta nell’esposto presentato dalla donna per verificare che tipo di sostanza corrosiva fosse stata versata sui resti. Il fatto, secondo quanto ricostruito nell’esposto presentato l’anno scorso in Procura, risale alla fine del 2017 quando la figlia venne a sapere, tramite un avviso affisso sulla bacheca del cimitero, dell’operazione in corso per l’esumazione. La donna aveva scelto la celletta ossario e aveva chiesto di essere presente alle operazioni di esumazione. Richiesta, che per una serie di motivi, non venne tenuta in considerazione. Quando la donna venne a sapere che l’operazione c’era stata chiese spiegazioni. Dall’altro capo del telefono (la telefonata registrata è allegata alla denuncia) si sentì rispondere che la salma era stata nuovamente sepolta dopo che «La nuova sepoltura», si legge nella denuncia, «era avvenuta per la mancata consumazione dei resti, asserendo l’aggiunta di un liquido accelerante la decomposizione». I legali della donna nella denuncia avevano chiesto alla Procura di verificare se le varie procedure si fossero svolte seguendo le normative previste e se tra queste rientrasse l’uso di acidi.
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