Giardiniere ucciso ad Alba, l'omicida: ho solo reagito

8 Ottobre 2013

Il pm chiude il caso. Marsili accusato dell’omicidio Di Clemente ad Alba. Il difensore: "La sua è stata solo la reazione ad un’aggressione"

ALBA ADRIATICA. E’ la reazione ad un’aggressione quella che la difesa delinea come dinamica del delitto di Alba nel preparare la propria strategia. A sei mesi da fatto il pm Bruno Auriemma firma l’avviso di conclusione delle indagini e lo fa dopo che è stata depositata la perizia disposta sulle ferite di Andrea Marsili, il 43enne ex tossicodipendente, da aprile in carcere con l’accusa di aver accoltellato a morte Gabriele Di Clemente, l’ex giardiniere di 72 anni che la sera del 12 aprile lo aveva ospitato a cena in casa propria. Marsili, accusato di omicidio aggravato, si è sempre difeso sostenendo di aver reagito ad un’aggressione. «Le ferite sono lacero contuse, riferibili a graffi, le ecchimosi sono di varia natura», scrive nelle conclusioni il perito Gina Rosaria Quaglione, «in particolare quelle ovoidali sul fianco destro sono dovute a movimenti a pinza, verosimilmente di una mano. Le ferite non sono state generate da arma da taglio o punta, bensì da corpo non affilato ed irregolare, verosimilmente unghie». Dice l’avvocato Florindo Tribotti, legale di Marsili: «la difesa attraverso la ricostruzione peritale del perito Quaglione cercherà di far rientrare il comportamento di Marsili all’interno della giustificante della legittima difesa».

L’obiettivo della difesa è dimostrare che ci sia stata un’aggressione fisica da parte della vittima del delitto alla base dei trenta colpi di coltellino svizzero – mortale quello alla gola – sferrati dall’assassino. Il difensore, inoltre, ha chiesto ed ottenuto l’autorizzazione a far fare una perizia psichiatrica di parte sul suo assistito per verificare le condizioni mentali al momento del delitto.

Del fatto che Marsili avesse dei problemi quantomeno di depressione l’avvocato Tribotti si dice certo: «e, su una situazione già compromessa, il tragico episodio di quella notte non può non aver avuto un effetto deflagrante». La cosa certa è che vittima e aggressore non si conoscevano bene e che la sera del 12 aprile Marsili si era ritrovato a casa dell’uomo perchè era in compagnia di altro due che invece conoscevano l’ex giardiniere e che da lui dovevano andare a cena. Marsili è stato l’unico dei tre invitato a trattenersi nella casa di via Volturno dopo la cena. Gli altri due sono andati via e lui è rimasto. Al suo avvocato ha sempre ripetuto di essersi addormentato sul divano. C’è una traccia che gli investigatori hanno seguito da subito e che li ha portati sulle tracce di Marsili. Subito dopo il fatto, quando è uscito dall’abitazione dell’ex giardiniere, l’uomo ha telefonato al padre e alla madre. Poche parole, drammatiche: «E’ successo qualcosa di brutto, ora torno». Ed è qui, nell’abitazione dei genitori, che i carabinieri lo hanno trovato dopo che il corpo dell’ex giardiniere era stato scoperto nel suo appartamento di via Volturno, un alloggio al primo piano di una palazzina la cui porta era stata lasciata semi aperta dall’assassino in fuga. Quando i carabinieri lo hanno trovato Marsili aveva ancora gli abiti sporchi di sangue. Ai militari sono bastate poche ore per ricostruire quello che la notte precedente era successo nell’appartamento di Villa Fiore.(d.p.)

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