Giornata della memoria a Teramo, la storica sirena antiaerea risuona per non dimenticare

27 Gennaio 2016

All'Università il ricordo della Shoah e non solo. Il rettore: "Occorre una riflessione su tutte le discriminazioni"

TERAMO. Dall'orrore dei campi di concentramento all'immagine dei giovani impiccati a Teheran perché omosessuali, passando per le schiave del sesso fino ad arrivare al dibattito sul riconoscimento delle unioni civili. Il filo conduttore della Giornata della memoria all'Università di Teramo, dove viene fatta suonare la sirena antiaerea in un viaggio indietro nel tempo, è quel legame tra vecchie e nuove discriminazioni su cui si instaura ancora oggi il germe dell'intolleranza. Un legame ripercorso questa mattina in aula magna, dalla presenza di circa mille studenti delle scuole superiori abruzzesi, con l'obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni verso i rischi di discriminazioni sottili, striscianti, ma non meno pericolose.

«Il nostro obiettivo - commenta il rettore Luciano D'Amico - era quello non solo di una doverosa commemorazione dell Shoah, ma di indurre una riflessione su tutte le discriminazioni». Discriminazioni che spesso si affacciano sulla scena quando mancano vie di coesione. «È successo con gli ebrei - aggiunge il rettore - succede con i Rom i migranti». Il Rettore parla della polemica per le statue coperte per la visita di Rohani, ricorda che l'Iran ha il primato di esecuzioni capitali. «I ragazzi impiccati perché accusati di avere una relazione omosessuale - continua - è questo che bisognerebbe far vedere a Rohani».

Vecchie e nuove discriminazioni, vecchie e nuove tragedie come le schiave del sesso durante la seconda guerra mondiale, le schiave del sesso dell'esistenza, le schiave del sesso lungo la Bonifica. «Come i nostri nonni si sono girati dall'altra parte - conclude -credo che anche chi rileggerà la nostra storia tra 50 anni penserà che anche noi ci siamo girati dall'altra parte».

Tra gli ospiti d'eccezione della giornata anche il portavoce dell'ambasciata israeliana Amit Zarouk. «Per me è un evento importantissimo, commovente - ha detto - Mia madre è nata in Europa, molti dei familiari sono stati sterminati nella Shoah. Credo sia fondamentale parlare della Shoah non solo per la storia ma anche e soprattutto per il futuro»