Giovane assolto due volte in pochi mesi

Tortoreto, l’imprenditore Di Eugenio era stato anche messo ai domiciliari per estorsione. Dice: «È finito un incubo»
TORTORETO. Assolto una seconda volta in pochi mesi: finisce l'incubo giudiziario del giovane imprenditore tortoretano Thomas Di Eugenio, che a 30 anni può tornare a vivere da uomo libero e incensurato, dopo il carcere e gli arresti domiciliari. Il tribunale di Ascoli Piceno, infatti, ha assolto in primo grado lui e gli altri tre imputati, tutti accusati di estorsione aggravata, per non aver commesso il fatto.
La vicenda risale al 2009, quando un promotore finanziario abruzzese, che lavorava ad Ascoli, denunciò ai carabinieri della città marchigiana di aver ricevuto minacce verbali da parte dei quattro uomini, con l'intento di estorcergli 15mila euro. Immediato, l'ordine di custodia cautelare da parte del Gip ascolano, che aprì ai quattro le porte del carcere. Gli imputati hanno però sempre respinto le accuse, dichiarandosi innocenti. Giudicando «non raggiunta la prova della penale responsabilità degli imputati» e «piuttosto confusa» la ricostruzione dei fatti fornita da parte dell’accusatore, i giudici del tribunale di Ascoli Piceno hanno ora assolto Thomas Di Eugenio e gli altri tre uomini.
L'imprenditore tortoretano, però, a partire dal 2011 ha dovuto rispondere anche ad un'altra accusa infamante e completamente slegata dalla vicenda ascolana, quella dell'inchiesta della Procura di Teramo per rapina aggravata. Dopo la condanna a quattro anni in primo grado, per questa vicenda nei mesi scorsi Di Eugenio è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste. Per questo errore giudiziario, l'imprenditore assistito dall'avvocato Cataldo Mariano sarà risarcito dallo Stato per 98mila euro. Per quello ascolano, invece, non vuole ancora parlare di eventuali richieste di risarcimento. «E' finito un incubo. Un vero tormento nell'animo, dovuto non solo alla detenzione, ma anche e soprattutto alla disapprovazione sociale che ha provocato il clamore delle due inchieste. Ho dovuto svendere l'attività di soccorso stradale e convertire la concessionaria automobilistica per la vendita online, visto che amici e concittadini erano diventati diffidenti nei miei confronti», spiega Di Eugenio, «mi sono trovato in mezzo a due storie non so come e con personaggi che non conoscevo o conoscevo appena: non avrei nemmeno avuto bisogno, da un punto di vista economico, di commettere i reati di cui sono stato accusato. Ci è voluto tempo per poter dimostrare la mia innocenza. Continuo però a credere nella giustizia».
Luca Tomassoni
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