Giovane madre operata cinque volte, è salva

Sant’Omero, la donna racconta il suo caso limite e l’impegno degli operatori per strapparla alla morte
SANT’OMERO. Operata per cinque volte in due giorni, è stata fra la vita e la morte subito dopo la nascita del suo bambino. S.F. vuol raccontare la sua storia e di come all’ospedale di Sant’Omero le abbiano salvato la vita.
«Il 28 agosto sono diventata mamma ma la gioia più grande della mia vita si stava trasformando in tragedia. Ho fatto un parto naturale, veloce, dopo stavo benissimo e così il mio bambino», racconta la giovane donna di Giulianova, «dopo qualche ora dal parto, a causa di un’emorragia mi hanno portata in sala operatoria. Per fortuna non mi hanno riportata subito in reparto, perché ho ripreso a sanguinare di nuovo. E’ stato fondamentale perché mi hanno portata subito in sala: se fossi stata in reparto non ce l’avrei fatta. Un’ambulanza ha girato parecchi ospedali in Abruzzo in una notte per trovare il sangue da trasfondermi: ormai non avevo più sangue mio, non coagulavo più. Si sono scatenate, in pratica, una serie di complicazioni che hanno innescato una Cid. I chirurghi mi hanno operata per ben cinque volte nell’arco di due giorni per salvarmi la vita. Sono stata due-tre giorni fra la vita e la morte e in Rianimazione 5-6 giorni. Di quel periodo non ricordo nulla. Mi hanno detto che hanno tentato di “svegliarmi” ma non ci riuscivano, tanto che mi hanno fatto una Tac al cervello per vedere se c’erano lesioni, ma per fortuna non c’era nulla. Poi però ricordo che quando sono tornata vigile medici e infermieri si abbracciavano per la felicità».
S.F. di quel periodo in ospedale ricorda l’attenzione, l’affetto da cui è stata circondata, oltre ovviamente alla professionalità di tutto il personale. «Dagli Oss e gli infermieri che portavano la colazione al mio compagno, che passava le notti ad aspettare che mi svegliassi, al ginecologo Florà che quando sono uscita fuori pericolo mi ha portato un mazzo di rose, dicendomi che sono la sua settima figlia, nata in quei giorni per la seconda volta», ricorda S.F., «i medici mi hanno detto che in 50 anni non avevano mai visto un caso come il mio. Mi hanno spiegato che la Cid di solito è una risposta, per fortuna rara, a grandi traumi e anche ai parti. Sono stati tutti stupendi, tutti eccezionali anche dal punto di vista umano, dall’equipe di Anestesia e Rianimazionea tutto il personale dell’Ostetricia e Ginecologia. Impossibile elencare tutti i nomi, ma il mio pensiero è rivolto a tutti. Mai avrei pensato di uscire da un ospedale, dopo 20 giorni e tutto quello che ho passato, con un filo di nostalgia!». (a.f.)
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