Giulia, i genitori chiedono di riaprire le indagini

7 Dicembre 2019

Sit-in davanti al tribunale nel giorno in cui l’avvocato deposita l’istanza La famiglia non si arrende: «Inchiesta archiviata, ma noi vogliamo la verità» 

TERAMO. Una mamma e un papà che non si arrendono, un altro procedimento giudiziario a scandire la tragedia di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto che nel settembre del 2015 precipitò da un viadotto dell’A14. Per investigatori e inquirenti un suicidio, per i genitori un omicidio. Dopo l’archiviazione, la famiglia chiede alla Procura di riaprire le indagini e nel giorno in cui l’avvocato Antonio Di Gaspare presenta ufficialmente la richiesta mamma Meri e papà Luciano manifestano davanti al tribunale di Teramo. Non è la prima volta, probabilmente non sarà l’ultima. «Vogliamo chiarezza e verità», dice papà Luciano, «non ci aspettavano l’archiviazione e per questo chiediamo nuove indagini. Oggi più che mai siamo convinti che nostra figlia sia stata uccisa».
Due, in particolare, i punti su cui si concentra l’istanza presentata dall’avvocato Di Gaspare: la testimonianza di un uomo che racconta di aver visto quella notte la ragazza camminare in direzione del paese e non verso l’esterno (così come invece hanno stabilito le indagini) e la richiesta di nuovi accertamenti investigativi sulle versioni di alcune amiche. Dice il legale: «Sono costernato dal fatto che dopo anni, dopo tutte le indagini fatte, dopo un processo per pedopornografia qualcuno possa continuare a pensare che Giulia si sia suicidata. Ci aspettiamo che i punti elencati nella richiesta di riapertura delle indagini siano attentamente verificati perchépotrebbero minare le basi dell’intera indagine. Spero si continui ad indagare per accertare i responsabili della morte di Giulia». Ad agosto il caso è stato archiviato dopo un primo no alla richiesta della Procura che aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e successive indagini. La prima richiesta di archiviazione del fascicolo, che vedeva tre persone indagate per istigazione al suicidio, era stata presentata dalla Procura a marzo 2017, dopo 18 mesi di indagini, ed era stata respinta dal gip Domenico Canosa che accogliendo la richiesta della famiglia di Giulia aveva disposto nuove indagini. Indagini al termine delle quali i pm Davide Rosati ed Enrica Medori avevano presentato una seconda richiesta di archiviazione questa volta accolta dal gip. Un provvedimento che all’epoca aveva scatenato sui social una violenta polemica nei confronti della magistratura tanto che l’Anm, l’associazione nazionale magistrati, era intervenuta sulla vicenda. «Pur nell’umana comprensione del dolore per la tragica fine della giovanissima Giulia Di Sabatino e nella convinzione che le critiche ai provvedimenti giudiziari siano sempre legittime», aveva scritto l’Anm, «si disapprovano e si deplorano le congerie di illazioni e accuse riversate sulla rete telematica che colpiscono le persone dei magistrati in servizio presso la procura della repubblica di Teramo, ai quali si addebitano imprecisate incapacità e finanche collusioni».
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