Giulia, le ragazze confermano le foto osè

21 Maggio 2021

In quattro testimoniano nel processo al trentenne accusato di pedopornografia. Sit-in dei familiari davanti al tribunale

TERAMO. «Foto osè in cambio di soldi e regali e quando qualcuna ha deciso di smettere lui ha minacciato di diffondere le immagini» raccontano le ragazze in un processo rigorosamente a porte chiuse.
I passaggi obbligati di un procedimento giudiziario scandiscono un’altra dolorosa tappa del caso di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata nel 2015 da un cavalcavia dell’A14 a Tortoreto. Perché è un processo che scende nel baratro più profondo quello che da oltre un anno è in corso a carico del 30enne di Giulianova Francesco Giuseppe Totaro, indagato nell'inchiesta per pedopornografia aperta dalla Procura distrettuale dell’Aquila dopo il rinvenimento, sul cellulare dell’uomo, di numerose foto osè di Giulia e di altre ragazze, all’epoca tutte 17enni e quindi minorenni.
Ieri davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (pubblica accusa rappresentata dal pm Laura Colica) sono state ascoltate quattro delle ragazze che all’epoca dei fatti erano tutte minorenni, così come Giulia, e che hanno confermato le accuse nei confronti del 30enne (assistito dall’avvocato Donatella Tiberi). Un processo in cui i genitori di Giulia, Meri e Luciano, sono parte civile. Perché ormai da cinque anni questa mamma e questo papà chiedono di conoscere la verità sulla morte della loro figlia, una ragazza di 19 anni innamorata della vita e che sognava di andare a vivere Londra. Per la Procura è stato un suicidio (l’inchiesta è stata archiviata con questa ipotesi), ma per i familiari la ragazza è stata uccisa. E più volte, quando l’inchiesta era ancora aperta, i genitori (assistititi dall’avvocato Antonio Di Gaspare) hanno chiesto che l’indagine dell’Aquila entrasse in quella teramana. Così non è stato. Totaro è accusato di induzione alla prostituzione minorile e pornografia minorile. L'inchiesta, a firma dell’allora pm della distrettuale David Mancini, oggi procuratore dei minori), era partita in seguito ad alcune intercettazioni effettuate all’epoca nell’ambito del caso Castrum durante le quali gli inquirenti, intercettando uno degli allora indagati nella maxi inchiesta su un presunto giro di appalti e tangenti, si erano imbattuti con le telefonate di un suo familiare che diceva di sapere come fossero andati i fatti di Giulia. Una ragazza che l'uomo, in quell'intercettazione, sosteneva di conoscere bene. Dichiarazioni che diedero il via alla seconda inchiesta sul caso della 19enne. Il collegio, nel corso delle procedenti udienze, ha già affidato a un perito le trascrizioni di numerose intercettazioni, partendo proprio da quelle incrociate nel caso Castrum. Secondo l’accusa della Procura distrettuale sul telefono cellulare dell’uomo di Giulianova gli inquirenti avrebbero trovato decine di foto di Giulia e altrettante delle altre ragazze. Foto che, per l'accusa, sarebbero state divulgate anche attraverso whatsapp. I fatti contestati a Totaro risalgono a un periodo compreso tra il 2013 e il 2014 e le accuse adesso dovranno essere provate nel corso del dibattimento che dopo l’udienza di ieri è stato aggiornato a dicembre. Così commenta l’avvocato Di Gaspare: «Siamo sicuri che dal dibattimento arriveranno nuovi elementi per far chiarezza sulla morte di Giulia». E anche ieri, così come in tutte le udienze, Meri e Luciano Di Sabatino sono tornati davanti al tribunale a raccontare la vita spezzata della loro Giulia e a chiedere giustizia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA