Giulia Paola, una vita dedicata a studiare le donne e la famiglia

9 Giugno 2019

La sociologa e saggista Di Nicola da Teramo nel mondo per raccontare la questione femminile «Sulle pari opportunità ancora tanto da fare, i diritti formali non corrispondono a quelli reali»

TERAMO. «Bisogna sempre partire da quello che unisce». Occorrono sguardi molto acuti per capire il tempo che viviamo e ci sono parole che per sempre racconteranno chi siamo. Giulia Paola Di Nicola, saggista e sociologa di fama internazionale, 70 anni a fine mese, ha attraversato gli ultimi quarant’anni declinando temi come famiglia e questione femminile. Perché se la storia grande fa i suoi giri nelle metropoli, i prodigi si consumano altrove. Partendo da quella Teramo in cui lei – chietina di nascita – è arrivata quasi 50 anni fa come giovane docente universitaria per poi girare il mondo: dalla Spagna agli Stati Uniti, dalla Germania alla Cina, dall’Argentina alla Germania, dall’Ungheria al Brasile, dalla Francia fino all’Africa «dove ho lasciato un pezzo di cuore». Esponente di spicco del personalismo francese, è stata un punto di riferimento culturale del femminismo cristiano raggiungendo con il suo libro “Uguaglianza e Differenza” (1989) un apice di notorietà nazionale e internazionale. Attenta e fine studiosa del pensiero di Simone Weil, ha analizzato sociologicamente la questione femminile coniugando sempre la riflessione teorica con l’impegno civile e pratico. Per anni esponente del vasto ed eterogeneo mondo delle donne della Dc «Conservo una lettera con cui Andreotti mi ringraziava per la mia chiarezza», nel 1995 ha collaborato con la segreteria di Stato Vaticano per la preparazione di Pechino ’95 ormai diventata punto di riferimento culturale, e non solo, di una corrente di pensiero di femminismo cristiano che si è alimentata attorno alla rivista “Prospettiva Persona”, fondata insieme al marito Attilio Danese, conosciuto saggista e per anni docente di filosofia politica.
Partiamo da Teramo, la città in cui ha scelto di vivere e in cui per anni è stata docente universitaria. Sfiancata dal terremoto e dalla crisi economica, cerca faticosamente di ripartire. Una rinascita può partire dalla cultura?
« Sono arrivata Teramo quasi cinquant’anni fa dopo aver vinto il concorso all’università e qui io e mio marito, che è di Teramo, abbiamo scelto di costruire la nostra famiglia, di fa nascere i nostri figli. Dal punto di vista culturale, rispetto a quando sono arrivata, è cresciuta moltissimo anche attraverso la nascita di svariate associazioni . Perché non bisogna mai dimenticare che la cultura è tutto, siamo tutti noi nel nostro essere diversi. E penso che laddove ci sia fermento culturale ci sia sempre possibilità di rinascita e di crescita. Certo bisogna trasmettere ai giovani e per questo ripeto sempre che la cultura deve essere fatta in modo attrattivo e coinvolgente, a cominciare dalla scuola. Perché si fanno bene le cose che si amano, tutto il resto si subisce. Penso, invece, che ancora molto ci sia da fare a livello di opportunità, a cominciare da quelle lavorative per le nuove generazioni. E qui, ma questo non è un giudizio solo su Teramo ma su un modo di essere della società, bisognerebbe dare spazio al riconoscimento di preparazione e competenze. E questo, purtroppo è un discorso che vale per tutto il nostro Paese, manca. Anche per questo molti giovani preparati ed appassionati, con un bagaglio di competenze non indifferente, scelgono la via dell’estero. Spesso una strada obbligata e io sono la prima a dire loro di andare fuori, di scegliere l’estero per far valere merito e competenze».
È stata un’attenta studiosa delle condizioni della donna, diventata nel tempo punto di riferimento culturale del femminismo cristiano. In questa veste si è mai trovata a scontrarsi con l’altro movimento femminista?
«Ho sempre creduto al confronto e mai allo scontro. L’obiettivo è comune anche se le strade per arrivarci possono essere diverse. Ricordo, tra le tante, l’impegno all’epoca con la senatrice Elena Marinucci per il cognome della mamma ai figli. Una battaglia di grande civiltà. Io credo che sia necessario sempre partire da quelloche unisce e che la persona in quanto tale sia di più delle differenze che noi possiamo cogliere. Penso anche che in alcune occasioni la giusta lotta per il riconoscimento dei diritti e della pari dignità possa aver fatto correre il rischio di annullare la differenza, su cui si è a lungo impegnata la ricerca delle donne onde evitare la omologazione al modello maschile».
Come esperta a livello nazionale ha in più occasioni collaborato, sempre a livello nazionale con le commissioni Pari Opportunità. Ritiene concretamente applicato questo concetto?
«Il concetto di pari opportunità è entrato nella legislazione dei Paesi europei appena nel dopoguerra. La Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne è stata ratificata dal Consiglio d’Europa solo di recente. Ma alle pari opportunità, in quanto diritti formali, non corrispondono per lo più diritti reali. Dopo averla sancita come diritto, la pari opportunità va messa in pratica. E su questo c’è ancora tanto da fare. Per il resto credo che nel mondo reale e vitale le donne riescano ad influire tantissimo pur non avendo ancora l’adeguata visibilità. Non dimentichiamo che la rivoluzione duratura è quella carsica che non si vede ma che le donne con grande tenacia costruiscono da protagoniste».
Questione femminile e non solo. Lei è stata ed è un sociologa della famiglia, attenta studiosa delle dinamiche sociali di questa entità. Quali sono le sfide per la famiglia nel contesto socio culturale attuale?
«Partiamo dal presupposto che senza la famiglia la società sarebbe una massa. La famiglia crea un’alternativa, crea unità, è la prima forza di alleanza. Oggi bisogna parlare delle molte famiglie esistenti anche se non sono certo i nomi che fanno la differenza. Sono d’accordo con chi decide di distinguerle partendo sempre dal dovuto rispetto per tutti».
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