«Giù le mani dal palazzetto dello sport»

Protesta del Teramo basket e delle altre società che lo utilizzano contro l’ipotesi di chiusura ventilata dal commissario Pizzi
TERAMO. «Il palazzetto non si tocca». L’hanno scritto i tifosi sullo striscione appeso in curva domenica, durante la partita del Teramo Basket 1960, e lo ripetono i dirigenti delle società sportive che utilizzano l’impianto di Scapriano. Il monito è rivolto al commissario straordinario del Comune Luigi Pizzi contro la ventialata chiusura della struttura per gli eccessivi costi di funzionamento. Questa soluzione, per quanto ipotetica, è stata prospettata dal prefetto che ha sostituito l’amministrazione decaduta nell’ambito delle iniziative destinate a far quadrare i conti del Comune di Teramo. Non c’è nulla di deciso, ma è bastato che Pizzi accennasse alla possibilità di mettere i lucchetti agli ingressi del Palaskà, azzerando così in un colpo solo l’esborso di 350mila euro l’anno di bollette, per scatenare le ire delle società sportive affittuarie dell’impianto tutt’ora gestito dalla “Linea Informatica” in attesa del nuovo bando per l’affidamento.
«Siamo molto allarmati per quanto prospettato dal commissario», dichiara Ermanno Ruscitti, presidente del Teramo Basket 1960, «perché non conosce la nostra realtà e le anime nere della contabilità del Comune gli raccontano cose diverse». La chiusura del palazzetto assesterebbe una mazzata letale al movimento della pallacanestro teramana, rappresentato anche da Basketball Teramo, Penta e Tasp, che conta oltre 500 giovani iscritti. Senza contare i problemi logistici e d’immagine che verrebbero procurati alla società di Ruscitti la cui prima squadra milita nel campionato di Serie B di pallacanestro. «Abbiamo 600 abbonati e domenica al palazzetto c’erano oltre mille spettatori», tiene a precisare, «se lo chiudono, non avremmo un’altra struttura omologabile per le partite». Ruscitti non vuole neppure immaginare cosa succederebbe con gli sponsor che hanno contribuito la finanziare la stagione del Teramo Basket 1960 comprando spazi pubblicitari in un impianto che rischia di rimanere a lungo inaccessibile. A farne le spese non sarebbe solo la pallacanestro ma anche le altre discipline, rappresentate da Pugilistica Teramo, Asd Sanda e Team Dekkers, che stando alla cifre indicate dai dirigenti creano al Palaskà un movimento di oltre duemila persone alla settimana. «Non possiamo far passare l’idea che in questa città non si pagano le tasse», insiste Ruscitti, «e gli impianti sportivi sono un lusso». Il presidente ricorda che la sua società e la Penta pagano 26mila euro annui di affitto al gestore. Ruscitti contesta anche il costo indicato dal commissario. «Non è certo di 350mila euro l’anno», sostiene, «anche perché al momento i dirigenti non sono ancora riusciti a quantificare la spesa per il gas». Teramo 1960 e Penta nei mesi scorsi avevano anche avanzato una proposta gestionale all’ente. «Si trattava di una soluzione migliorativa in base alla quale pagheremmo 35mila euro per affitto, luce e acqua», evidenzia Ruscitti, «ma nel frattempo l’amministrazione è caduta e non se n’è fatto nulla». Le società che utilizzano il Palascapriano invocano ascolto da parte del commissario. «Non può tagliare spese senza sapere quello che c’è dietro», conclude Ruscitti, «per responsabilità di una politica che ha deciso di tornarsene a casa anziché restare al proprio posto».
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