Gli accusati vanno in Cassazione: «Non sapevamo»

30 Ottobre 2014

Sono tutti italiani tranne due: rischiano dai due ai sei anni Il legale: «Non c’èil reato, estranei all’organizzazione»

MARTINSICURO. E’ una battaglia a colpi di pronunciamenti della Cassazione quella che si profila dopo il blitz di ieri mattina.

I proprietari delle case sequestrate annunciano ricorso alla Suprema Corte e si affidano all’avvocato Gabriele Rapali per far valere le proprie ragioni. Dice il legale: «La casa di prostituzione presuppone una organizzazione di gestione dell’attività di meretricio rispetto alla quale non si pone nè astrattamente nè concretamente un contributo causale o concorrenziale del proprietario locatore il quale rimane estraneo all’organizzazione».

I dieci proprietari, tutti italiani tranne due che sono stranieri, rischiano da 2 a 6 anni per favoreggiamento così come prevede l’articolo 3 della legge Merlin.

Ma tutti raccontano di non sapere quello che succedeva all’interno delle case, di aver affittato con un regolare contratto (esibito da molte ragazze durante il blitz e che secondo gli investigatori si basa su prezzi di mercato) e di non aver mai parlato con intermediari o altri ma di aver trattato direttamente con le ragazze. Alcuni di loro hanno la proprietà di più alloggi, molti vivono nella stessa località: alcuni lavorano, altri sono pensionati. Gli stranieri, invece, sono brasiliani che ormai da anni si sono stabilizzati sulla costa vibratiana.

Sul ruolo del proprietario di case affittate alle prostitute la giurisprudenza è varia e che la questione abbia più volte interessato la Suprema Corte lo dimostrano i tanti pronunciamenti, anche a sezioni unite.

L’ultimo risale all’anno scorso e dice: «Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato della legge Merlin richiede quali elementi costitutivi non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone in un locale, ma anche l'esistenza, all'interno dello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all'attività di prostituzione e l'intervento di un soggetto che predisponga, sovrintenda e sfrutti l'attività delle persone che si prostituiscono, alla stregua di quanto avveniva prima dell’approvazione della legge Merlin».

La legge della senatrice che nel 1958 chiuse le case aveva come finalità la tutela della libertà di autodeterminazione della prostituta, del libero svolgimento della sua attività e della sua dignità.

Non pare, secondo un recente orientamento della Suprema Corte che corrisponda a questa finalità una interpretazione che, impedendo in sostanza alle medesime la locazione di un appartamento ove svolgere liberamente la loro lecita attività le costringa ad esercitarla per la strada, con maggiori pericoli, anche di sfruttamenti e di costrizioni. «Nei prossimi giorni», dice Rapali, «presenteremo il ricorso in Cassazione. Siamo appena agli inizi di una battaglia che è ancora tutta da scrivere».

I sequestri scattati ieri sono preventivi e per il momento non è stata chiesta la confisca. Non è escluso però che, qualora le indagini possano portare allo scoperto anche altre ipotesi di reato da contestare, la procura possa arrivare a chiedere la confisca dei 29 appartamenti sigillati. (d.p.)

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