Gli aiuti del governo per mille famiglie

31 Marzo 2020

È la stima che fa il Comune di Teramo sul numero dei possibili beneficiari dei buoni spesa. Oggi la delibera della giunta

TERAMO. Con le risorse stanziate dal Governo nell'ambito dell'ultimo decreto, volte a dare un sostegno a quelle famiglie per le quali l'emergenza coronavirus si sta trasformando in un dramma sociale, il Comune di Teramo (a cui sono stati assegnati 324.434 euro) stima di poter aiutare circa mille famiglie. Anche se ad oggi dare numeri precisi è impossibile, visto che la platea alla quale si rivolge l'aiuto economico, che si concretizzerà in un buono spesa, è un’incognita in quanto composta prevalentemente da colf, badanti, baby sitter, persone con lavori saltuari o irregolari, solitamente sconosciuta alle amministrazioni.
A spiegare le modalità di erogazione dei buoni spesa e i criteri che saranno adottati nell'individuare gli aventi diritto sono stati ieri il sindaco Gianguido D'Alberto e gli assessori al sociale, Ilaria De Sanctis, e al commercio Antonio Filipponi, che hanno sottolineato come si tratti di una misura straordinaria e limitata nel tempo. «Considerato i criteri già contenuti nei vari decreti», ha spiegato De Sanctis, «questa misura si rivolgerà soprattutto a quella fascia di cittadinanza che rientra in quella che possiamo definire come una “zona d'ombra” e che per via dell'emergenza si trova in grave difficoltà economica. Di conseguenza saranno esclusi a priori dipendenti pubblici e privati che percepiscono lo stipendio e non saranno considerati in via prioritaria quei soggetti che percepiscono già un sostegno come Rei, reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali».
I beneficiari saranno comunque definiti nella delibera di giunta che dovrebbe essere approvata già oggi, e già da mercoledì sul sito del Comune potrebbero essere disponibili i moduli da compilare. «Gli utenti non dovranno venire all'ufficio servizi sociali», ha aggiunto De Sanctis, «ma utilizzare i servizi telematici del Comune». Per fare richiesta, in ogni caso, i cittadini non dovranno avere più di 5mila euro di depositi in banca, tra soldi su conto corrente e altri depositi, immediatamente esigibili, e i buoni spesa da destinare alle famiglie avranno importi standardizzati: 150 euro per nuclei composti da una sola persona, 280 euro per nuclei fino a tre unità, che salgono a 330 se c’è un minore, di 430 euro per nuclei con almeno 4 unità che salgono a 500 euro se c'è almeno un minore.«Gli utenti nel riempire la domanda potranno indicare due attività commerciali dove spendere il buono», ha spiegato Filipponi, «che potrà essere utilizzato in tutte le attività di vendita di prodotti alimentari, per l'igiene, prodotti per l'infanzia limitatamente a prodotti alimentari e per l'igiene, farmacie e negozi di prodotti per riscaldamento come legna, pellet, bombole del gas». Il buono non potrà essere utilizzato, in ogni caso, per l'acquisto di superalcolici e giochi con vincite in denaro e i punti vendita interessati, per potersi convenzionare con il Comune, dovranno accettare di applicare uno sconto del 5 per cento sul totale della spesa. «L'ente provvederà a comunicare agli esercizi commerciali gli utenti che si recheranno nei loro punti vendita», ha aggiunto Filipponi, «e la procedura delle convenzioni resterà aperta. Se un cittadino indicherà un punto vendita non convenzionato noi chiameremo l'esercizio e nel caso in cui non volesse convenzionarsi richiameremo il cittadino per fargli scegliere un altro punto vendit». Il sindaco Giangiudo D'Alberto ha sottolineato come la misura si regga sull'autocertificazione da parte dei cittadini, dietro la quale «c'è una grande responsabilità, soprattutto morale». Il sindaco ha auspicato che il fondo possa essere rimpinguato con donazioni private.
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