Gli archi esterni del teatro romano saranno coperti

7 Dicembre 2016

Nel progetto di recupero diventano uno spazio museale “Decostruzione” per Palazzo Adamoli e casa Salvoni

TERAMO. Copertura degli archi esterni e riutilizzo dello spazio sotto palazzo Adamoli e casa Salvoni, che saranno "decostruiti" non abbattuti, per spettacoli all'aperto. Dallo studio di fattibilità firmato fa Giovanni Carbornara e a adottato dal consiglio comunale sei anni fa prende corpo il progetto di recupero funzionale del teatro romano. A presentare l'idea che prima di Pasqua, stando alla scadenza fissata dal Comune, si tradurrà in una soluzione da avviare all'appalto è il pool di esperti che si è aggiudicato la gara di progettazione definitiva dell'opera.

Lo compongono l'Aig, gruppo di tecnici strutturisti e impiantisti palermitani così come gli architetti Girolamo e Giuseppe Bellomo che completano la squadra insieme a "Center impresa", società spin off dell'università di Tor Vergata a Roma che offre opportunità di lavoro ai propri laureati in archeologia e restauro. Saranno loro a curare la progettazione definitiva del recupero del teatro romano messa a bando dall'amministrazione quasi due anni fa, per un importo di poco superiore ai 200mila euro, e bloccato da un ricorso al Tar dopo una tortuosa procedura di affidamento dell'incarico. La cordata di progettisti, che comprende anche Elio Paparatti, restauratore del teatro Marcello e della colonna traiana, è tornata in sella proprio grazie al pronunciamento del tribunale amministrativo e con un ribasso del 33% rispetto al prezzo di gara si accinge a produrre la documentazione propedeutica all'appalto.

I punti fondamentali dell'intervento prospettato sono due. Il primo interessa la fascia più esterna del teatro romano, costeggiata da via Paris e rimasta libera dalle costruzioni successive. La delicatezza della struttura corrosa dal tempo e dagli agenti atmosferici non ne consentirà il pieno riutilizzo come arena. «Per questo sarà coperta», spiega Girolamo Bellomo, «e destinata a museo e laboratori restando comunque visibile dall'esterno».

La platea e la scena del nuovo spazio culturale, dunque, si svilupperanno da quel punto in avanti nella zona sommersa dai due edifici da rimuovere. «Non si tratterà di un abbattimento ma di una decostruzione», tiene a precisare Bellomo, «che consentirà di recuperare materiali, sia appartenuti al teatro che di epoca successiva, utili alla ricostruzione».

Saranno recuperate anche le antiche pietre sparse nell'area circostante. I progettisti indicano per loro due possibili usi: la ricomposizione degli archi del teatro da cui provengono, tramite la tecnica dell'anastilosi, o l'allestimento di un "tetris", un muro dietro la cavea che farebbe da quinta a copertura dei locali di servizio. «Chiudiamo così il discorso sulla progettazione del recupero del teatro romano», sottolinea il sindaco Maurizio Brucchi, «il percorso è stato lungo e accidentato, ma siamo contenti di avere questa squadra».

Resta aperta la questione dei fondi per realizzare l'intervento. La fondazione Tercas ha già da tempo messo a disposizione il milione e mezzo di euro promessi e da cui saranno prelevati i circa 150mila euro per pagare la progettazione definitiva. Altri 1,5 milioni arriveranno dal governo. Lo stanziamento è confermato da una lettera, firmata dal premier Matteo Renzi prima del referendum, che il sindaco sventola con orgoglio per «fare chiarezza sulle tante cose anche sbagliate dette finora su questo progetto». Il finanziamento governativo sbloccherà quello di pari importo da parte della Regione. La somma era stata accantonata e successivamente destinata ad altri scopi dalla giunta regionale, ma con l'impegno di ripristinarla non appena il governo avesse messo la propria quota. «Sono certo», conclude il sindaco, «che D’Alfonso manterrà l’impegno».

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