Gli architetti contro i campus: le scuole restino nella città

Sisma, per l’ordine professionale è una tendenza sbagliata quella di trasferire gli istituti al di fuori del centro urbano
TERAMO. Le scuole è meglio tenerle nei centri urbani anziché spostarle altrove. Lo sostiene l'ordine degli architetti di Teramo, presieduto da Raffaele Di Marcello, in una nota in cui evidenzia «come sia necessario conservare il più possibile gli edifici scolastici all'interno dei centri abitati, magari arricchendoli di nuove funzioni che li rendano "centri civici" a servizio dell'intera collettività anche al di fuori delle attività scolastiche». Secondo gli architetti c’è una preoccupante tendenza ad abbandonare le vecchie strutture a favore «di ipotetici campus scolastici delocalizzati rispetto ai contesti urbani». Una scelta che, secondo gli architetti «oltre a comportare un inutile consumo di suolo e a richiedere la realizzazione di ulteriori infrastrutture di collegamento (strade, parcheggi, ecc.) rischia di privare quartieri e centri storici di strutture di riferimento che contribuiscono a rendere vivo il contesto sociale». A giudizio dell’ordine andrebbe invece privilegiato il più possibile il recupero degli edifici scolastici esistenti e, qualora questo non fosse possibile e per questioni tecniche o economiche, si dovrebbe «verificare la possibilità di demolire e ricostruire in loco una nuova struttura, evitando di lasciare contenitori abbandonati e spostare i servizi alla collettività in altre zone. D’altra parte la scuola non è solo un edificio, ma un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini, un elemento di identità che va valorizzato e preservato e non reso un semplice contenitore da trattare come un qualsiasi centro commerciale, facilmente raggiungibile in auto e dotato di tantissimi parcheggi, dimenticando che l'istruzione, e la cultura, si costruiscono anche attorno ai contesti di riferimento». Queste considerazioni l’ordine degli architetti le ha esposte in una nota in cui informa che è disponibile sul sito del ministero dell’Istruzione l’avviso pubblico che stanzia circa 145 milioni di euro in favore degli enti locali per effettuare le verifiche per la valutazione del rischio sismico e la progettazione di eventuali interventi di adeguamento nelle scuole che si trovano all’interno delle zone 1 e 2. Il 20% delle risorse disponibili è destinato agli enti locali delle quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. «Una ulteriore occasione», sostiene l’ordine degli architetti di Teramo, «per conoscere la vulnerabilità sismica degli edifici scolastici e recuperare quelli che dovessero risultare non idonei, mantenendo così il rapporto esistente tra strutture scolastiche e contesto urbano».

