Gli architetti del cratere: «Ricostruzione, serve una svolta»

4 Agosto 2019

Il consiglio nazionale degli architetti e gli ordini delle province del cratere sismico del centro Italia, tra cui gli ordini provinciali di Teramo e L’Aquila, si sono riuniti ieri a Camerino da dove...

Il consiglio nazionale degli architetti e gli ordini delle province del cratere sismico del centro Italia, tra cui gli ordini provinciali di Teramo e L’Aquila, si sono riuniti ieri a Camerino da dove hanno lanciato un nuovo allarme sui ritardi, le problematiche e le forti criticità che stanno compromettendo le attività di ricostruzione e di messa in sicurezza di edifici e territori. Secondo gli architetto serve una significativa svolta» nella ricostruzione e denunciano la mancanza di una strategia «che, al di là della mera ricostruzione fisica degli edifici, punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio economico il solo che può costituire il vero motore della ripresa, rappresentare una alternativa di vita per le popolazioni ed attrarre chi non tornerà più se non si creano le condizioni di stimolo a ritornare».
Nel documento stilato al termine della riunione di Camerino si parla di una ricostruzione che «sta diventando il terreno di scontro politico che impedisce una lucida visione a medio e lungo termine del futuro dei territori del cratere a livello paesaggistico, economico, sociale, culturale e – non da ultimo – demografico». Molto difficile per gli architetti, in questa situazione, «operare a favore delle comunità in assenza di confronto e di una efficace interlocuzione istituzionale e barcamenarsi, di conseguenza, tra i cavilli burocratici e varie ordinanze. Non si conosce ancora quale sia l’iter dell’annunciata istituzione del “Tavolo tecnico Sisma” con la partecipazioni dei rappresentanti degli ordini e dei collegi locali e quali siano le sorti dell’Osservatorio con i rappresentanti dei consigli nazionali, strumenti questi di fondamentale importanza per fissare regole formali e garantire trasparenza. Questa mancanza di informazioni più volte richieste, svilisce il ruolo fondamentale di interlocutore naturale svolto dai progettisti che, invece, dovrebbero essere attori protagonisti del percorso della ricostruzione».
Gli architetti definiscono poi «paradossale» il fatto che i professionisti, pur avendolo ripetutamente richiesto, non siano a conoscenza del numero complessivo delle schede Aedes, né delle schede Fast, compromettendo così in modo significativo la possibilità di poter disporre di una visione complessiva per accelerare la ricostruzione. «Senza contare», continua il documento, «che non ha ancora soluzione l’annoso problema delle schede Aedes tutt’ora mancanti in tutte le regioni colpite con il risultato che ad oggi non si ha certezza né della quantità di interventi da effettuare, né della loro qualità. Permane quindi il dubbio se, per negligenza, manchino i dati oppure se non si voglia dare l’esatta dimensione del disastro: e ciò sarebbe gravissimo».