Gli atti di Roma fuori dal processo ex Tercas

10 Aprile 2018

Truffa per la vendita delle azioni, si è conclusa l’istruttoria per i 28 imputati Il giudice respinge la richiesta di parte civile, sentenza prima dell’estate

TERAMO. Gli atti del processo in corso a Roma per il crac della ex Tercas non entrano in quello teramano .
E’ questa la novità sostanziale con cui si chiude l’istruttoria del procedimento in corso davanti al giudice Flavio Conciatori per la presunta truffa con le azioni ex Tercas che vede 28 imputati.
Per tutti l’accusa è quella di truffa in concorso: all'ex direttore generale Antonio Di Matteo, a diversi dirigenti, direttori di filiali e molti semplici impiegati la Procura (pm Enrica Medori) contesta di aver venduto delle azioni facendole passare per cosiddetti «pronto contro termine». I fatti contestati risalgono al 2011, prima del commissariamento della banca avvenuta nel 2012, con l'inchiesta partita dalle denunce presentate da alcuni risparmiatori che lamentavano di essersi ritrovati con niente.
La richiesta di acquisire le consulenze fatte dai tecnici incaricati dalla Procura romana di accertare lo stato patrimoniale dell’allora istituto di credito teramano è stata fatta dai legali della Banca Popolare di Bari che nel marzo 2016 ha incorporato la Tercas e che nel processo teramano si è costituita parte civile. Richiesta che è stata respinta dal giudice che l’ha definita «irrituale e non utile». Va detto che dei 28 imputati del processo teramano solo Di Matteo è coinvolto anche in quello romano in cui si procede per reati diversi tra cui bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, ostacolo alle funzioni della vigilanza.
Processo romano a parte, nel corso dell’udienza di ieri mattina davanti al giudice Conciatori si sono sottoposti all’esame altri due imputati. Si tratta di direttori di filiali che, così come hanno detto molti altri imputati, hanno nuovamente sottolineato il fatto che al momento della vendita delle azioni le condizioni della banca allora erano ottime e che nessuno avrebbe mai ipotizzato un commissariamento. Dopo la chiusura dell’istruttoria con la successiva produzione di atti da parte di difese e parti civili, si torna in aula il 26 aprile con la requisitoria del pm, le arringhe dei legali di parte civile e di quattro difensori. Successivamente il processo sarà aggiornato ad una ulteriore udienza. La sentenza è attesa prima dell’estate.
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