«Gli eletti dovranno fare fronte comune»

17 Febbraio 2018

Ingegneri, architetti e costruttori chiedono ai candidati teramani di impegnarsi su alcuni punti

TERAMO. «Basta con le contrapposizioni politiche: bisogna superarle per lavorare insieme per il bene del nostro territorio». Con queste parole si è aperta la conferenza stampa congiunta in cui Ance, ordine degli ingegneri e ordine degli architetti hanno rivolto una serie di “desiderata” ai candidati che si presentano nel Teramano. Sostanzialmente le tre istituzioni chiedono maggiore attenzione per l’edilizia, settore che in Abruzzo contribuisce al Pil regionale con quasi tre miliardi di euro, il 10% del totale e dà lavoro a 40mila addetti.
Il presidente dell’Ance, Raffaele Falone, chiede appunto che tutti gli eletti facciano fronte comune, al di là degli schieramenti. E questo soprattutto in tema di ricostruzione, che ovviamente è l’argomento più forte in una provincia segnata dal terremoto come quella teramana. «Lo spopolamento delle zone interne c’è stato per il sisma, ma era avviato anche in precedenza anche per mancanza di infrastrutture: è un grosso problema socio-economico», fa notare Falone che sottolinea anche come l’aver adottato procedure contrapposte fra il sisma 2009 e quello 2016 non ha fatto altro che bloccare la ricostruzione.
«Il nostro capoluogo», aggiunge Raffaele Di Marcello, presidente dell’ordine degli architetti, «si svuota non solo per il sisma: le responsabilità risiedono nella politica locale e regionale. Manca la cultura del progetto. Altrove, ad esempio in Puglia si fanno prima i progetti e poi si trovano i finanziamenti, qui accade il contrario». Per questo le tre istituzioni chiedono l’istituzione di un pool che progetti, che “pensi” lo sviluppo invece di adottare progetti slegati fra loro.
«In Abruzzo lamentiamo il fatto», aggiunge Agreppino Valente, presidente dell’ordine degli ingegneri, «che ci sono i finanziamenti ma che non decollano le opere pubbliche: è perchè non ci sono progetti». Valente ricorda che lo spopolamento delle aree interne, ancor prima che per il sisma, deriva dal fatto che i collegamenti stradali sono totalmente inadeguati. Per cui abitare a Crognaleto o a Castilenti, giusto per fare degli esempi, diventa impossibile se si lavora a Teramo. E allora se la Regione restituisse alla Provincia i proventi delle tasse automobilistiche in capo a tre-quattro anni la rete stradale sarebbe migliore, così se restituissero i proventi delle concessioni demaniali al Genio civile il reticolo idrografico – fa notare sempre Valente – sarebbe più sicuro.
E comunque, aggiunge Di Marcello, «bisogna ragionare al di fuori degli stretti confini comunali, impariamo ad allargare gli orizzonti, bisogna ragionare in un’ottica comprensoriale». Tante le richieste ai candidati, dalla rigenerazione urbana al rinnovo della normativa urbanistica, ma anche alla «semplificazione della burocrazia, anche per la ricostruzione: la gente ci chiede quando potrà rientrare nelle proprie case e noi non possiamo rispondere», fa notare il consigliere dell’ordine degli ingegneri Filippo Pomponi. (a.f.)
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