Gli impianti riconsegnati a metà: per la cabinovia si deve attendere

Il gestore scaduto Finori restituisce alla Gran Sasso Teramano solo seggiovia quadriposto e Pilone «In una decina di giorni ridarò tutto, devo portare via le attrezzature che avevo comprato»
PIETRACAMELA. Il gestore (scaduto) degli impianti di Prati di Tivo Marco Finori ha riconsegnato la quadriposto e il Pilone, ma per la cabinovia della Madonnina si dovrà aspettare ancora una decina di giorni. Ieri mattina è stato compiuto il primo passo per la riconsegna definitiva degli impianti: la quadriposto e il Pilone sono rientrati in possesso della società Gran Sasso Teramano (Gst) che ne è proprietaria a seguito dell’incontro tra Finori, il presidente dell’Amministrazione separata degli usi civici (Asbuc) di Pietracamela Paride Tudisco, l’ex direttore d’esercizio fino al 2020 ed esperto di impianti di risalita Marco Cordeschi, entrambi delegati dalla Gst a visionare le attrezzature, e il vice sindaco di Pietracamela Corrado Bellisari.
«Dopo aver effettuato la ricognizione dei due impianti sto preparando un verbale di natura tecnica che invierò alla Gst», ha spiegato Cordeschi, «quando il liquidatore mi ha delegato ho accettato per il senso di gratitudine che ho verso Prati di Tivo dove ho trascorso anni bellissimi, ma vedere la stazione in queste condizioni mi ha generato molta tristezza». Delega accettata anche da Tudisco perché, ha aggiunto, «l’Asbuc è proprietaria dei terreni dove insistono le attrezzature e socia della Gst». Finori, che non si era presentato alle due convocazioni del liquidatore Gst Gabriele Di Natale dopo la scadenza della concessione dello scorso 8 novembre, ha mantenuto a metà l’impegno che si era assunto di riconsegnare le attrezzature entro fine mese: all’appello mancano, infatti, gli impianti di Prato Selva e la cabinovia della Madonnina. Ma lui assicura che verranno riconsegnati, spiegando: «Sto preparando un cronoprogramma con Cordeschi per i prossimi sopralluoghi. A breve andremo a Prato Selva e in una decina di giorni si procederà con la cabinovia, il cui ritardo è dovuto al fatto che devo chiudere i contratti di fornitura elettrica con l’Enel e sgomberare i magazzini da varie attrezzature che avevo comprato per le piste da sci, a dimostrazione che c’è sempre stata la mia piena volontà di aprire d’inverno contrariamente a quanto qualcuno ha sempre erroneamente sostenuto». Per Finori le condizioni della quadriposto e del Pilone sono buone. «A parere mio e del mio capo servizio Alessandro Albasini le attrezzature, effettuata la manutenzione, possono girare», ha proseguito, «il problema dei Prati non è quello degli impianti, ma della sicurezza e mi riferisco alle reti antivalanga, agli Obelix che non sono stati manutenuti e alla mancanza del Pidav, il Piano antivalanghe».
Intanto sul fronte giudiziario prosegue lo scontro tra Finori e la Gst. Lo scorso 25 novembre il giudice ordinario del tribunale di Ascoli non si è pronunciato sul decreto ingiuntivo da 230mila euro presentato dal gestore, assegnando alle parti dieci giorni per la presentazione delle note e dieci per le repliche. Senza dimenticare il ricorso al Tar Abruzzo per il diniego della proroga a tenere aperta la cabinovia oltre il 23 settembre e l’udienza del prossimo 23 febbraio dinanzi al giudice ordinario sul bando di vendita degli impianti, il nervo scoperto di Finori che ha concluso: «Confido molto nella giustizia perché sono io l’acquirente del lotto».
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