Gli ispettori all’Usr: «Servono più tecnici»

27 Novembre 2018

I sindaci di Colledara e Pizzoli avviano la verifica su incarico di Lolli all’ufficio per la ricostruzione

TERAMO. Personale scarso e procedure troppo complesse. Il primo sguardo degli ispettori inviati dalla Regione all’ufficio speciale per la ricostruzione ha focalizzato l’attenzione su problematiche già note e di cui si discute da mesi. Come annunciato al tavolo istituzionale sul dopo sisma dal governatore vicario Giovanni Lolli, ieri mattina i sindaci di Colledara e Pizzoli Manuele Tiberi e Giovannino Anastasio si sono presentati nell’ufficio diretto da Marcello D’Alberto per capire il perché della cronica lentezza nella gestione delle pratiche destinate al ripristino degli immobili resi inagibili dal sisma. Con loro, entrambi ingegneri e già impegnati sul campo in occasione del terremoto aquilano del 2009, c’erano il dirigente del personale della Regione Fabrizio Bernardini e per una parte della mattinata lo stesso Lolli che ha assistito all’avvio della verifica. Gli ispettori nei prossimi giorni entreranno nel merito del lavoro dell’Usr e venerdì, in occasione della prossima riunione del tavolo, riferiranno agli altri sindaci del cratere e ai parlamentari. «La prima cosa da fare è inserire le 21 unità lavorative che ancora mancano nell’Usr», spiega Tiberi, «e la Regione si è attivata per reperire il personale». Servono soprattutto tecnici, possibilmente esperti di gestione di pratiche per il sisma.
«Attualmente nell’ufficio ce ne sono sette che si occupano di ricostruzione privata», fa sapere il primo cittadino di Colledara, «e più di tanto non riescono a fare». I risultati finora indicano una trentina di pratiche chiuse su edifici con esito B e una ventina per quelli classificati E. «In istruttoria ce ne sono 180», osserva Tiberi, «ma parliamo sempre di numeri bassi». Poi c’è la questione della procedura. «Troppo farraginosa», la definisce il sindaco di Colledara, «rispetto al sisma del 2009 servono il triplo dei documenti». La cabina di regia sul sisma del Centro Italia, con in testa la «parte politica», dovranno farsi carico di rivedere le regole. «È stata concepita una procedura unica per quattro regioni», spiega Tiberi, «che però hanno norme edilizie diverse e dunque creano intoppi». Necessaria anche una più stretta collaborazione con i sindaci. «Non stiamo lì a giudicare nessuno, ma a dare un contributo per il miglioramento», conclude Tiberi, «se non si hanno le idee chiare la sfiducia al direttore aprirebbe un vuoto decisionale che bloccherebbe anche il poco fatto finora». (g.d.m.)
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