Gli operatori dei Prati: il bando va bloccato

9 Ottobre 2014

«Con un canone così alto è improponibile, andrà deserto». Bacchion replica: «La gara è obbligatoria»

PIETRACAMELA. Sarà pubblicato entro questa settimana il bando per la gestione degli impianti di Prati di Tivo. Ad assicurarlo è l’amministratore della Gran Sasso Teramano, Marco Bacchion, che sta aspettando solo l’ok delle concessionarie di pubblicità per la pubblicazione sugli organi di informazione nazionali e regionali.

La gara – che non sarà ad evidenza europea – prevede l’affidamento per 5 anni in cambio di un canone annuale di 250mila euro l’anno più Iva. «L’oggetto è la gestione degli impianti per attività turistiche e non di un’infrastruttura di trasporto pubblico», spiega meglio Bacchion, «così restiamo sotto la soglia economica che ci avrebbe obbligato all’evidenza europea dilatando i tempi dell’operazione». Dalla pubblicazione, decoreranno dunque i 30 giorni per partecipare al bando e poi si potrà procedere all’affidamento. La notizia non sembra però rassicurare gli operatori turistici dei Prati di Tivo che, conti alla mano, parlano di una gara destinata ad andar deserta e rilanciano la gestione diretta da parte della società o in compartecipazione con gli stessi operatori. E questo nonostante il no arrivato nei giorni scorsi dai soci della società alla concessione a “canone zero”. «Sarà comunque difficile che qualcuno si accolli un canone che supera i 250mila euro l’anno, a cui si aggiungono spese per la gestione tra i 500mila e i 600mila euro», ha ribadito ieri alla stampa l’ex presidente della Gran Sasso Teramano, Doriano Di Benedetto, «gli incassi della cabinovia si sono dimezzati dagli 800mila euro del 2012 ai 400mila di quest’anno, è ovvio che la soluzione non è un bando che prevede questo canone».

Di diverso avviso Bacchion, che si dice pronto «a discutere soluzioni alternative, ma dopo esser passati per la gara obbligatoria per legge. Se siamo arrivati a questa data è perché solo tra agosto e settembre abbiamo risolto la questione del rifugio di monte e dell’accordo per i terreni con l’Asbuc (l’amministrazione separata beni usi civici, ndr) alla quale pagheremo un canone di 35mila euro l’anno, invece di 78mila, più 11mila euro per 10 anni a fronte dei 300mila iniziali di arretrati».

Gli operatori intanto hanno deciso di rivolgersi a Provincia e Camera di commercio per “bloccare” il bando e chiedono che ogni decisione sia rinviata dopo l’elezione della giunta provinciale del 12 ottobre. Resta intanto l’allarme di un comprensorio che rischia di esser messo in ginocchio dallo stop dell’opera inaugurata appena 5 anni fa e costata oltre 11 milioni di risorse pubbliche. A pagare il prezzo più alto, i 15 dipendenti della Siget “in bilico” tra cassa integrazione e licenziamento, gli altri 130 lavoratori coinvolti nell’indotto turistico e i titolari di attività che – ad oggi – non sanno se e come programmare il loro futuro già da quest’inverno.

Fabio Marini

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