Gli sfollati Ater: «Per noi non è cambiato niente»

Partiti sei cantieri su 60, contributi di autonoma sistemazione sempre in ritardo «Le istituzioni si mettano una mano sulla coscienza, basta con le fanfare»
TERAMO. C’è il terremoto visto dalle istituzioni, che – com’è comprensibile – cercano di comunicare tutto il comunicabile e di evidenziare i progressi della ricostruzione, e c’è il terremoto visto dal basso, quello di chi è rimasto senza casa cinque anni fa, non ha la minima idea di quando potrà tornare alla normalità e – com’è altrettanto comprensibile – accumula rabbia e frustrazione. La comunità abruzzese più numerosa tra quelle colpite dal sisma del 2016 è quella degli inquilini Ater del Teramano: oltre mille persone, nessuna delle quali è ancora rientrata dove abitava. Gli edifici Ater lesionati in provincia sono 60 (per 650 unità abitative), i cantieri aperti al momento sono sei e solo quello di via Adamoli 48, nel quartiere teramano di Colleatterrato, potrebbe essere concluso nel giro di qualche mese. È vero che di recente c’è stata un’accelerazione nelle progettazioni, è vero che i poteri speciali in deroga dati da Legnini all’Ater di Teramo taglieranno ulteriormente i tempi, ma gli sfollati non vedono la luce in fondo al tunnel. E il portavoce del comitato inquilini Erp Teramo, Leo Iachini, lo dice a chiare note al Centro.
«Siamo esterreffatti», dice Iachini, «da quanto leggiamo in continuazione su ogni provvedimento che viene preso e sulle novità che ci sarebbero, sembra che ogni giorno ci sia la svolta e magari per gli edifici privati sarà pure vero: ma nei fatti la ricostruzione pubblica, quella che interessa noi, è ancora a zero. E dopo cinque anni sarebbe il caso di non suonare la fanfara, come hanno fatto tutti quelli che si sono succeduti finora tra Governi, Regione e Ater. Adesso», continua Iachini, «è vero che le procedure sono più snelle e che si potrebbe accelerare, sicuramente si stanno preparando i bandi, ma di fatto siamo ancora fermi. È chiaro che prima o poi i lavori dovranno cominciare. Però se non vediamo le impalcature intorno alle case, e oggi non le vediamo, le chiacchiere stanno a zero. La cosa triste è quando ci chiamano le persone più anziane che temono di non poter mai più rientrare nelle proprie case, perché anche se si cominciasse adesso ci sarebbero due-tre anni di lavori. Non sappiamo cosa dirgli. Intanto, man mano che passa il tempo, nelle case vuote la roba che abbiamo lasciato si degrada e alla fine sarà tutta da buttare, per non parlare di porte e finestre sfondate da vandali e ladri».
Un problema collaterale molto sentito dagli sfollati del Teramano sono i ritardi cronici nel pagamento dei contributi di autonoma sistemazione. Dice Iachini: «Qui oltre il danno c’è la beffa, dopo cinque anni bisogna aspettare ogni volta quattro-cinque mesi per avere il contributo. È una cosa incomprensibile, scandalosa, e provoca gravi problemi a persone che sono inquilini di case popolari, e quindi famiglie a basso reddito, che oggi devono pagare affitti alti. Gente che nella casa Ater pagava 40-50 euro al mese ora ne deve pagare 400-500, è chiaro che se il Cas non arriva e accumuli duemila euro di arretrato poi hai difficoltà a sopravvivere. È vero anche che ci sono i furbi e si devono fare i controlli, ma non puoi far aspettare tutti perché c'è qualche disonesto. Sul tema Comuni e Regione fanno il classico scaricabarile, ognuno incolpa l’altro».
Il comitato inquilini Erp di Teramo ha in progetto qualche manifestazione di protesta? «Qualche volta l'abbiamo minacciata», conclude Iachini, «ma con il Covid non è semplice muoversi. Quello che possiamo dire alle istituzioni è: si mettano una mano sulla coscienza. Di sicuro il nostro stato d’animo è di tristezza infinita».
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