Gli sfollati sono 1.400 In pochi scelgono l’hotel

La maggior parte prende il contributo per traslocare da parenti o in altri alloggi In 364 non hanno chiesto nulla alle autorità, sanzioni in arrivo per i furbi
TERAMO. La schiera degli sfollati cresce di giorno in giorno. Con l’aumentare del numero delle ordinanze di sgombero per gli edifici privati resi inagibli dal sisma s’infoltiscono anche i ranghi dei cittadini costretti a trasferirsi in abitazioni in affitto, da parenti o in albergo per avere un tetto sicuro sulla testa. È arrivata a 1.376 la quota di teramani sfrattati dalle brutali scosse di agosto e ottobre. La maggior parte di questi, 870 persone, hanno scelto il contributo di autonoma sistemazione stanziato dalla Protezione civile tramite il Comune per sistemarsi in un’altra casa. In 142, invece, hanno preferito il trasferimento negli alberghi della costa più che della città, ritenuta comunque meno sicura.
C’è anche quota consistente di sfollati che, nonostante l’ordinanza di sgombero, non si è presentata negli uffici comunali per scegliere una nuova collocazione temporanea. Si tratta, a conti fatti, di 364 persone sparite dai radar dell’emergenza. Le ordinanze di sgombero le hanno obbligate a lasciar e le loro abitazioni ma non a richiedere il contributo per l’affitto o a presentarsi allo sportello del Comune per il pagamento dell’albergo. In teoria potrebbero anche essere rimasti nelle loro case, sebbene dichiarate inagibili, ma lo farebbero a loro rischio e pericolo.
Molto diversa e più pericolosa per le conseguenze sanzionatorie è la situazione di chi, dopo lo sgombero, continua ad occupare anche solo parzialmente durante la giornata la propria abitazione pur avendo ottenuto il sostegno economico per una sistemazione alternativa. Rischiano di perdere il contributo e di ritrovarsi senza la copertura offerta dalle norme che disciplinano l’emergenza.
Finora il Comune non ha badato a queste situazione ma dai prossimi giorni scatteranno controlli in assenza dei quali, di fronte a casi conclamati di aggiramento delle regole, si configurerebbe il danno erariale che costringerebbe gli amministratori a rispondere con il proprio patrimonio.
Si tratta comunque di situazioni difficili da accertare nel clima di paura e incertezza che ancora attanaglia tante famiglie. A Colleatterrato, ad esempio, dove il terremoto ha colpito duro, ci sono ancora decine di cittadini tra sfollati e in attesa di controlli definitivi che dormono nei camper parcheggiati nel piazzale tra il campo sportivo e la chiesa. «Non vogliono allontanarsi dalle loro abitazioni», spiega Giulliano Lucenti, presidente del comitato di quartiere, «perché temono atti di sciacallaggio e per questo sorvegliano le loro proprietà». Nella zona collinare a ovest del centro urbano la situazione è sempre più difficile. «Ogni giorno ci sono sgomberi soprattutto nelle palazzine dell’Ater», racconta Lucenti, «e molte famiglie sono costrette ad andar via». Il dato positivo è che, stando alle indicazioni del Comune, i fondi te arrivati dalla Protezione civile hanno permesso di pagare l’autonoma sistemazione a chi ha completato la procedura.
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