Gran Sasso, D’Alberto boccia l’emendamento del Governo

TERAMO. L’emendamento presentato al decreto sblocca cantieri in relazione alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso viene sonoramente bocciato dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, per il...
TERAMO. L’emendamento presentato al decreto sblocca cantieri in relazione alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso viene sonoramente bocciato dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, per il quale «non risponde alle attese e alle richieste di tutte le parti interessate». Per il primo cittadino, infatti, l’emendamento proposto dal Governo riproporrebbe, sostanzialmente, un regime di straordinarietà, prevedendo la nomina di un commissario che con i poteri assegnati svilirebbe il ruolo della Regione, delle istituzioni territoriali e delle associazioni. «Soprattutto», tuona D’Alberto, «potrebbe celare una destrutturazione delle responsabilità».
Diverse le lacune dell’emendamento evidenziate dal primo cittadino, a cominciare dalla mancata partecipazione. «Non si fa cenno», continua D’Alberto, «del coinvolgimento, pure richiesto con forza, di associazioni, cittadini, enti ed istituzioni, imprescindibile, visto che il territorio ha manifestato con straordinaria aria forza e compattezza la preoccupazione sulla vicenda, presentando anche proposte concrete di intervento. Le risorse previste per gli interventi, poi, sono decisamente carenti soprattutto in riferimento ai 172 milioni già stimati dalla Regione per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso».
A preoccupare il sindaco è anche la sostanziale deroga all’articolo 9 del decreto 152/2006 sull’ambiente. Una deroga», conclude D’Alberto, «che definirei particolarmente incisiva, in termini negativi, e che di fatto non è in linea con quanto da noi sostenuto sin dai primi momenti, e cioè che la contrapposizione tra il valore rappresentato dal bene acqua e i pur legittimi interessi espressi dalle parti in causa, deve necessariamente dar giustizia al primo subordinando ad esso, in qualsiasi considerazione e scelta, i secondi». Da qui il giudizio negativo sull’emendamento e la richiesta, a Governo e Parlamento, «a motivare lo stesso nei predetti termini e ad ascoltare con attenzione le istanze e le proposte che giungono dal territori».

