Gran Sasso, piano per la sicurezza «A maggio lo studio per i lavori»

26 Marzo 2022

Il commissario Gisonni al convegno dell’Osservatorio sull’acqua fa il punto sugli interventi avviati: «Abbiamo raccolto documenti e fatto l’analisi della falda, scoperte le canalizzazioni sotto le gallerie»  

TERAMO. Entro maggio sarà pronto il progetto di fattibilità tecnico-economica della messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso con lavori che mirano a preservarne l’equilibrio senza ulteriori fori nella montagna. Ad annunciarlo è stato il commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema idrico del massiccio Corrado Gisonni nell’incontro pubblico di ieri organizzato dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso. Un dibattito partecipato, alla presenza dei parlamentari Gabriella Di Girolamo e Agostino Santillo e dell'assessore comunale Martina Maranella, sull’aggiornamento delle attività e sul piano per risolvere il problema delle interferenze delle gallerie autostradali e dei laboratori dell’Infn con l’acquifero.
La progettazione preliminare è un traguardo importante in vista della messa in sicurezza per la quale sono stati stanziati 120 milioni di euro e che ha inconrato difficoltà nell’avvio della struttura commissariale e nella poca conoscenza della circolazione idrica sotterranea. Un sistema tra i più grandi d’Europa che negli ultimi 25 anni ha dato più di mille miliardi di litri d’acqua, per molti versi sconosciuto e del quale è stata effettuata un’indagine dettagliata, mai svolta prima, del costo di 400mila euro, che ha restituito un quadro chiaro. «Abbiamo raccolto i documenti esistenti, fatto un’anamnesi dell’acquifero», ha spiegato il commissario, «che ci ha fatto scoprire l’esistenza di un sistema di canalizzazione al di sotto del manto stradale dei due tunnel: una lacuna conoscitiva per niente trascurabile».
In venti chiusure notturne del traforo le squadre di tecnici hanno operato rilievi con strumenti innovativi. «Le ispezioni sotterranee attraverso georadar hanno riguardato le canalizzazioni principali, laterali e i varchi chiusi», ha proseguito Gisonni, «abbiamo riaperto 23 pozzetti e videoesplorato cavità immacolate da più di mezzo secolo che ci hanno concesso di ricostruire la capacità idroproduttrice del Gran Sasso, la provenienza e lo stato di conservazione dell’acqua». I dati raccolti, come ha spiegato il tecnico Valeriano Salve, sono confluiti nel sistema Bim. Gisonni ha evidenziato come siano state riviste le ipotesi rispetto al precedente progetto da 172 milioni di euro che prevedeva la realizzazione di due potabilizzatori nei versanti teramano e aquilano. «L’acquifero ha raggiunto un proprio equilibrio che vogliamo preservare», ha detto ancora, «Le criticità dell’Aquilano sono dovute alla perdite della rete idrica che raggiungono il 70% e si deve mirare all’efficientamento dell’acquedotto di adduzione, nel Teramano le perdite sono del 20/25% quindi fisiologiche e si mirerà a recuperare e rifunzionalizzare il potabilizzatore di Casale San Nicola, non perché l’acqua ne abbia bisogno, ma perché può tornare utile durante i lavori in galleria». Sul Teramano è importante intervenire anche per recuperare gli 80 litri di acqua al secondo che viene mandata a scarico per gli incidenti di contaminazione nei laboratorio di fisica nucleare. Gisonni ha chiarito che a tal proposito verranno individuate soluzioni progettuali da hoc e che da settimane sono iniziate le attività di smobilitazione degli esperimenti pericolosi con il trasferimento in autobotte delle scorie.
La struttura commissariale si avvale del supporto della Italferr ed è in sinergia con il commissario per la messa in sicurezza A24/A25. «Una tempistica sulla progettazione definitiva non è prevedibile perché le vicende internazionali rendono complesse le interlocuzioni», ha concluso Gisonni, «ma gli interventi serviranno a compartimentare le strutture – acquifero, laboratorio e tunnel – non creando commistione, ma convivenza».
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