Gran Sasso, si sapeva dal 2013 che il sistema non era in sicurezza

Lo svelano le carte mostrate nel secondo incontro organizzato dall’Osservatorio indipendente. E nessuno sa dire con precisione cosa è stato fatto dal commissario Balducci e cosa manca
TERAMO. Che l'acquifero del Gran Sasso non fosse stato messo in sicurezza si sapeva dal 2013, quando l'Istituto superiore della sanità, rispondendo ai laboratori del Gran Sasso, rilevava la non conformità dell'istituto rispetto all’acquifero. Resta ancora un mistero tuttavia che fine abbiano fatto gli 84 milioni spesi all'epoca dal commissario Angelo Balducci, dei 110 stanziati dal ministero. La somma, un tempo destinata alla costruzione del terzo traforo, era stata riservata alla messa in sicurezza dell'acquifero, mai portata a compimento. Tutto questo è emerso durante il secondo incontro, tenutosi ieri nella sala polifunzionale della Provincia, organizzato dall'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso, un collettivo di sigle ambientaliste, culturali e a tutela dei consumatori che nei giorni scorsi ha compiuto un accesso agli atti del Sian (servizio igiene degli alimenti e della nutrizione) della Asl. E non è l'unico dato certo evidenziato nel corso del dibattito che ha visto la partecipazione di Igino Lai, direttore generale di Strada dei Parchi, Stefano Ragazzi, direttore dei laboratori dell'istituto nazionale di Fisica nucleare, Tommaso Navarra, presidente del Parco nazionale Gran Sasso Laga, e Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione. In un altro documento è il Sian stesso a denunciare di non riuscire a comprendere, dalla relazione di Balducci, a che punto si trovino i lavori di messa in sicurezza del bacino.
Il primo ad essere interpellato è stato Lai: ha spiegato che la società autostradale, in qualità di concessionario del servizio, ha realizzato tutto quanto poteva per adeguare le infrastrutture sismicamente e da un punto di vista acustico. «Tuttavia per quanto riguarda gli interventi strutturali bisogna interpellare il proprietario, che prima era l'Anas, mentre ora è il ministero dei Trasporti. Come tecnico posso dire che per quanto riguarda la sicurezza del bacino esistono dei problemi. Ora quando si realizzano nuove gallerie si costruiscono già completamente impermeabilizzate», ha aggiunto. Il presidente del Parco Navarra nel suo intervento, ha sottolineato la responsabilità di Strada dei Parchi nelle manutenzioni. «Potreste utilizzare una tempera che magari costa un po' di più, ma non contenga toluene, come quella utilizzata l'ultima volta. Se è vero che il toluene è presente in piccola parte in questo tipo di tempera, la quantità diventa più importante considerati gli 80-90 chilometri di galleria».
A prendere la parola è stato quindi il direttore dei laboratori, che ha chiarito un punto centrale. Nel 2003 l'ordinanza, che trasferiva all'Infn la gestione commissariale, non conteneva indicazioni su lavori approvati e da realizzare, ma solo indicazioni per la chiusura amministrativa della gestione. E in merito al parere dell'Istituto superiore di sanità Ragazzi ha spiegato: «Nel 2012 facemmo richiesta di lavori in una zona del laboratorio, ma in seguito alla risposta ricevuta abbiamo deciso di non fare alcun intervento in quel punto. L'anno scorso abbiamo chiuso un progetto e chiesto di poter isolare la pavimentazione, la Asl ci ha consigliato di aspettare maggio per operare mettendo quindi a scarico le acque e il 17 maggio scorso abbiamo comunicato la fine dei lavori. Non so perché continuino ad andare a scarico nell'ambiente cento litri di acqua al secondo». Il direttore ha quindi auspicato, per la sicurezza dell'acquifero, un'estensione del monitoraggio delle acque: «Andrei a misurare in più punti».
Il vicepresidente Lolli ha quindi chiuso il dibattito con alcuni punti: «Stiamo lavorando all'ipotesi di una diversa captazione dell'acqua attraverso tubi inox al posto di quelli in cemento. Abbiamo poi commissionato al Ruzzo di individuare strumenti che permettano la ricerca di volatili in tempo reale. Infine abbiamo stabilito un protocollo secondo il quale laboratori e autostrade dovranno comunicarci gli interventi programmati».
Emanuela Michini
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