Grasciano, un “mostro” che mangia milioni

Viaggio nell’area contesa: servono grandi investimenti per riattivare le linee abbandonate da anni
NOTARESCO. Quando si varca il cancello d’ingresso degli impianti ex Cirsu di Grasciano sembra di entrare sul set di un film catastrofico. I nove ettari dell’area sono occupati in gran parte da capannoni non più attivi da anni che, tra macchinari obsoleti ed enormi cumuli di rifiuti abbancati, danno perfettamente il senso di quello che è stato il disastro dell’ex Cirsu, il consorzio intercomunale che comprendeva Giulianova, Roseto e i centri limitrofi.
«Le linee sono tutte ferme, noi ci stiamo solo spendendo soldi per la tutela ambientale», dice Roberto Pasqualini, l’ingegnere della Deco che dirige l’impianto di Grasciano. Qui, anni fa, si sono susseguite inchieste per l’inquinamento della zona circostante (a poche centinaia di metri scorre il fiume Tordino). E la Deco, quando nel 2018 ha avuto dai giudici gli impianti, ha dovuto investire fior di soldi per disinnescare quella che era diventata una bomba ecologica, senza però – essendo pendente il procedimento in Cassazione che si è chiuso giorni fa – poter riattivare le linee di trattamento. Pasqualini indica, sulla collina, il vecchio invaso esaurito: «È stato lasciato con profili e pendenze impossibili, il percolato scendeva a fiumi e noi abbiamo dovuto rimettere pompe nuove in ogni pozzo. Ora, per fortuna, la falda si è ripulita». Poco più oltre ci sono capannoni – alcuni dei quali con tetto in amianto – nei quali sono stipate circa 4mila tonnellate di rifiuti urbani trattati che più volte hanno preso fuoco per autocombustione. «La Regione ha escusso la polizza assicurativa fatta dal vecchio gestore», dice l’ingegnere, «ma quei soldi non bastano per portare via tutto, ci vorrà del tempo».
Andando avanti, lo scenario cambia di colpo: una strada perfettamente asfaltata, tra aiuole curate e impianti modernissimi per la raccolta di percolato e biogas, conduce alla nuova discarica, o meglio al primo lotto di essa (240mila metri cubi di capienza, la metà del totale previsto di 480mila), dove Deco – dopo aver messo in sicurezza l’invaso danneggiato dall’acqua piovana – ha cominciato a scaricare rifiuto “secco” (ovvero indifferenziato già trattato altrove) dallo scorso settembre. «Possiamo scaricarvi 80mila tonnellate l’anno, la discarica durerà circa sei anni», dice Pasqualini. Essendo ormai quasi esaurita la discarica di Casoni di Chieti, l’invaso di Grasciano è importantissimo per l’intero Abruzzo: se a seguito della sentenza che di fatto toglie gli impianti ex Cirsu a Deco dovesse essere chiuso, in regione sarebbe emergenza totale.
Una cosa è certa: Grasciano al momento è un “mostro” mangiasoldi sul quale, per farlo diventare redditizio, bisogna investire fior di milioni. «Deco dal 2018 ne ha già spesi cinque», conclude Pasqualini, «e se dovesse restare qui ne investirebbe altre decine».(d.v.)
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