Graziella Cordone, seggio in bilico

Così sostiene il ministero, che dà un posto in più a “Futuro in”
TERAMO. E’ attesa per oggi la proclamazione degli eletti in consiglio comunale. Il magistrato Roberto Veneziano, presidente della commissione elettorale che nelle ultime due settimane a verificato l’attribuzione dei voti a candidati e liste, alle 11 nella sala consiliare renderà definitivo il risultato della consultazione del 25 maggio e del ballottaggio di domenica scorsa ufficializzando i nomi del sindaco e dei nuovi consiglieri. Sulla composizione dell’aula nelle ultime ore è affiorato un dubbio. Il portale on line del ministero dell’Interno, che elenca i dati relativi alle ultime comunali, non attribuisce il seggio a Graziella Cordone. L’ex candidata sindaco di “Città di virtù” e “Sinistra partecipAttiva” ha ottenuto poco più del 4% dei consensi. Insieme ai voti riportati dalle sue liste, però, non supererebbe lo sbarramento del 3% e dunque non avrebbe il posto in aula che, in base ai calcoli iniziali, le veniva assegnato. Il portale del ministero assegna il seggio alla lista a sostegno del sindaco Brucchi “Futuro in”, per cui ne beneficerebbe Giambattista Quintiliani che rientrerebbe in consiglio senza attendere la ridistribuzione dei posti lasciati liberi dagli eletti nominati assessori. Secondo questa interpretazione, la maggioranza avrebbe 20 consiglieri e non 19, l’opposizione 12 e non 13.
Secondo un’altra interpretazione, però, il seggio potrebbe essere assegnato comunque alla minoranza, per rispettare il rapporto numerico con la maggioranza, e dunque andrebbe al Pd che porterebbe in aula Ilaria De Sanctis. «Aspettiamo la decisione della commissione», afferma Graziella Cordone, «ma il seggio dovrebbe spettarmi di diritto per il consenso che mi è stato attribuito dagli elettori e perché ci sono diverse sentenze favorevoli in situazioni simili alla mia». Tra poche ore, comunque, il dubbio verrà risolto. «Valuterò dopo», conclude l’ex candidata sindaco in bilico, «se sarà eventualmente il caso di presentare ricorso al Tar». (g.d.m.)
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